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Something Personal – seconda puntata

Something Personal – seconda puntata

Giulia Mastromartino

«Allora la tua scheda mi dice che devi lavorare per recuperare la forza; quindi, oggi faremo, sostanzialmente, dei test.»

La calda voce di Rafael ha assunto il tono professionale che il momento richiede. Tuttavia, io non riesco a smettere di immaginarlo seduto al tavolino di un bar sulla spiaggia con un cocktail in mano. Sorridente ad invitare tutte le ragazze che passano.

«Mi è già venuta l’ansia te lo dico.»

«Ma no, non devi. Qui siamo tutti rilassati, non ti preoccupare.»

«Preoccuparmi è la mia attività principale nella vita.» Ma lui non perde il sorriso.

«Allora alleneremo anche quella.»

Vorrei un briciolo della tua sicurezza guarda. Provo a rispondere quando Ryu si affaccia alla porta, gli si avvicina col telefono in mano.

«Allora ce l’ha fatta! Stasera è quella giusta.»

«Evvai! Finalmente si è deciso. Grande!»

Volano pacche sulle spalle.

«Che è questo casino?» Il tono curioso è quello di Axel attirato dalla goliardica caciara dei suoi colleghi.

«Guarda, finalmente c’è riuscito. Stasera si vedono.» La risposta di Ryu è pronta.

Ed anche stavolta esplodono in rumori gutturali e pacche.

È un momento fantastico, il loro entusiasmo è travolgente.

«La discrezione è il vostro forte vero?» Anche la voce di Niko è glaciale, anzi direi più gelida. La temperatura è calata immediatamente di cinque gradi.

«Sì, ma fattela una risata ogni tanto che magari domani ti svegli freddo.» Rafael sembra piccato.

«Non che adesso sia caldo.» Ryu, al contrario, non ha perso la sua allegria.

Mi sento in dovere di intervenire.

«Vi prego non litigate per me.»

Quattro paia di occhi, uno dei quali assassini, si fissano di colpo su dime. Era meglio restare in silenzio. Poi Rafael ritrova il sorriso e mi rassicura.

«Nessun problema e nessun litigio. Lo Zar non è cattivo, e noi gli vogliamo bene lo stesso.»

«E menomale vi volete bene. Ero convinta che a breve sarebbe partita una rissa.»

E qui scoppia una fragorosa risata che coinvolge tutti e quattro gli attori protagonisti. I quali poi enunciano in coro.

«Regola numero due, sono banditi i litigi tra colleghi, prima, durante e dopo l’orario di lavoro.»

«Ah, interessante. E quale sarebbe la regola numero uno?» Perché io, i fatti miei MAI!

Altro coro.

«MAI CON UNA CLIENTE!» A posto.

«Possiamo allenare anche la mia totale assenza di discrezione?»

Rafael continua a ridere.

«Lo stai chiedendo alla persona più sbagliata del mondo.»

«Me lo sono immaginata. – niente, non ce la faccio a stare zitta – Scusa non volevo.»

«Nessun problema. È la verità.»

«Ecco, allora, in tutta onestà, mi spieghi di cosa stavate gongolando?»

«Certo, ma tu fai gli squat. Sei una donna, puoi faticare ed ascoltare contemporaneamente.»

Mi appresto ad iniziare la sequenza.

«Punte dei piedi leggermente in fuori, tieni bene la schiena e spingi con tutto il piede. Vai.»

Inizio l’esercizio e lui parte col racconto.

«Damon stava puntando una ragazza da una settimana, ma non aveva il coraggio di chiederle di uscire. Finalmente c’è riuscito e stasera si vedono.»

«Oh, che bello. Chissà come sarà emozionato!»

«Non perdere la schiena, contrai bene gli addominali in fase di risalita. Più che altro in paranoia.»

«E perché?» Questa mi è uscita sussurrata mentre espiravo.

«Perché hanno fissato in un posto frequentato anche dalla sua ex.»

«Poco furbo direi.»

«Molto poco furbo. Ma tutte le ragazze che mi piacciono hanno gli stessi gusti in fatto di posti dove andare.» La voce di Damon mi arriva lamentosa da dietro le spalle.

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«Beh, se ti piacciono le ragazze fatte in un certo modo, è ovvio che abbiano anche i medesimi gusti in fatto di divertimento. Magari sono uguali anche nel vestire, nel parlare, nel muoversi, nel formulare ragionamenti, praticamente stai uscendo con la stessa ragazza da mesi ma non te ne rendi conto.»

Silenzio.

Damon mi guarda mentre cerca di digerire la mia sentenza ed io mi annoto mentalmente di allenare anche il tatto.

Poi lui di botto esplode con un.

«Hai ragione! Non ci avevo mai pensato. È vero! Grazie.»

«Di cosa?»

«Di avergli fatto capire quello che noi gli ripetiamo da un anno. Fine pausa ricominciamo la sequenza, prima però mettiamo una zeppa sotto i talloni.»

«Ma cosa mi ripetete? Lo hai capito anche te adesso.»

«Sì e no. Io l’avevo capito ma non trovavo le parole per dirtelo.»

«Perché ne conosci dieci. No davvero grazie Ellie.»

«A disposizione. Voglio un racconto della serata.»

«Ma quindi hai intenzione di tornare?»

La voce di Adrien ci arriva addosso come uno schiaffo.

«Certo che sì, questi ragazzi hanno bisogno di un sostegno.»

È poggiato allo stipite della porta, braccia lungo il corpo e mani in tasca, gambe incrociate ed il solito aspetto da affascinante malvivente. E mi fissa.

«Sei una psicologa?»

Tecnicamente sono abilitata all’insegnamento ed ho anche un paio di master in comunicazione, ma non credo che gli interessi. Così mi limito a dire mestamente.

«No, sono solo vecchia.»

Mi punta addosso i suoi occhi scuri, inclina la testa di lato, un sorriso sghembo e recupera la posizione eretta.

«Ragazza, tu non hai idea di come siano i vecchi, quelli veri. Fidati.»

Santo Budda. Qualcuno mi rianimi per cortesia.

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