Cos’è un condominio mentale? Un gran casino. Tutti noi sappiamo…
«Maude dimmi la verità, cosa stai combinando coi ragazzi?»
«Io? Assolutamente niente.»
«Sei più falsa dei soldi de Monopoli!»
«Sei gelosa per caso? Ho risposto ad alcuni commenti peraltro molto carini. Guarda.»
E mi porge lo schermo del telefono.
«No, per carità. L’ultima volta che ho guardato il tuo telefono mi si è aperto il vaso di Pandora.»
«Quello perché ti sei messa a scorrere le mie foto. Mai scorrere la rubrica fotografica nel telefono di
una donna.»
«Appunto. Preferisco restare ignorante.»
Mi copro il viso con le mani, mentre la mia amica ridacchia.
«Io li ci vado ad allenarmi.»
«Tu, che vuoi da me? Te l’ho detto abbiamo solo parlato. Una piacevole conversazione di
conoscenza.»
«Conoscenza in senso biblico?» Non è una domanda, è un pensiero ad alta voce.
«Ma ti pare! Mi hanno anche chiamata signora.»
«E come volevi ti chiamasse scusa? Quando è nato lui c’erano le torri gemelle, quando sei nata tu c’erano due Germanie.»
«Ed una Jugoslavia.»
«Appunto. Ringrazia che non ti – poi realizzo le sue parole – come sarebbe a dire HANNO, con
QUANTI di quei ragazzi stai parlando?!?»
«Solo Ryu e Rafael. Molto simpatici. Sono tutti così?»
Santo Budda.
«Oh, mamma come sei antica. Guarda che alle donne è concesso parlare con gli uomini.»
«Ma questi sono ragazzi. Ecco lo sapevo adesso dovrò cambiare palestra.»
«Ma smettila, al massimo avrai un argomento di conversazione in più.»
E mi fa uno dei suoi sorrisetti diabolicamente ammiccanti.
«No, io non ne voglio più parlare. Tu non esisti, questa conversazione non l’abbiamo mai fatta e
adesso vado ad allenarmi. Speriamo ci sia Niko che quello non parla così potrò soffrire in silenzio.»
Esco di corsa dall’appartamento di Maude che se la ride alla grande.
Arrivo in palestra trafelata e di un colore non ben definito. Speriamo non ci sia nessuno dei due
innominabili non potrei sostenere un’altra conversazione come quella appena terminata.
Mi blocco davanti alla porta. Ellie coraggio ruota la maniglia.
No.
Sì.
Forse. Prima regolarizzo la respirazione, sembra abbia corso una maratona.
«Sei in anticipo, perché fai le corse?»
Il tono indagatore ma allegro è quello di Axel. Axel, non spiare le mie conversazioni mentali.
«Credevo di essere in ritardo.»
Non ho risposto a lui, ho praticamente parlato con le mattonelle all’ingresso. Corro negli spogliatoi
dove cerco di recuperare un colore decente. Mi cambio cercando di gestire l’ansia.
Non posso continuare a nascondermi né ad evitare tutti. Faccio un respiro profondo e mi affaccio
in sala per la lezione.
Incrocio Niko intento a sistemare gli attrezzi, Budda ti prego fai che sia con lui.
«Ciao Niko.» Un saluto di tre ottave più alto del normale.
Lui alza la testa di scatto, mi guarda ma non favella. Mi fa un cenno con la testa.
Riproviamo, magari stavolta con un tono più normale.
«Sono con te oggi?»
Stessi occhi di ghiaccio, imperscrutabili.
«No sei con me. Seguimi.»
La calma e l’allegria di Axel riescono, non so come, a darmi un po’ di tranquillità.
«Ah, bene.»
Mi avvio con lui in quella che, attualmente, è la mia sala preferita. Raccolta, semplice, non troppo
piena di attrezzi e con una finestra gigantesca che regala una luce meravigliosa.
«Axel, scusa, ma Niko, non parla proprio, o non parla con me?»
Il mio giovane allenatore mi fa accomodare sul tappetino, aspetta che sia seduta e mi sorride.
«Niko è solo timido e molto riservato. Ha solo bisogno di tempo per prenderti le misure.»
In quel momento il sarto in questione entra e gli porge un blocco.
«Vero Niko che non sei arrabbiato con la nostra Ellie?»
Per tutta risposta vengo trafitta da due lame blu oceano che non promettono nulla di buono,
mentre io nell’oceano vorrei annegarci.
«Sarà meglio iniziare con i crunch, che ne dici Axel?»
«Dico che sicuramente sono meno dolorosi.»
«Più che altro meno inquietanti. Avrò incubi per settimane dopo questa amorosa occhiata.»
Niko non proferisce parola a me, mormora un improperio verso Axel, il quale risponde con la sua
consueta risata profonda e calda.
«Siamo sicuri che non sia un serial killer vero?»
«Dipende, quando ti allena un po’ killer lo è.»
«Allora sto a posto, per quel che posso vedere piuttosto che allenarmi correrà nudo allo stadio.»
«Chi è nudo?»
Oddio è arrivato Rafael.
«Nessuno tranquillo, siamo tutti vestiti.»
«Come siete noiosamente ordinari e antichi.»
Ci prende gentilmente in giro.
«Questa battuta e non è farina del tuo sacco, chi te l’ha insegnata?»
Axel guarda Rafael, il quale guarda me, mentre io vorrei essere tipo in Giappone. Poi di botto.
«Chi è che te l’ha insegnata?»
Ancora occhi su di me.
«Io non so niente sia chiaro.»
Rafael ride, mentre Axel mi punta deciso.
«Se non parli ti aumento i carichi dei pesi adesso.»
«E poi il killer sarebbe Niko!»
«No, lui è un ex KGB.» Ribatte il giovane riccioluto.
«Vabbè io scappo dalla finestra.»
«Se i ragazzi non sono all’altezza ti alleno io. Non amo perdere le clienti.»
Un silenzio di tomba cala immediatamente nella stanza, esattamente come precipita la
temperatura. C’è solo una persona che con poche parole riesce a riportare l’ordine.
Adrien.

Mi volto di scatto e lo vedo fermo al centro della sala in tenuta sportiva, capelli scompigliati,
leggermente sudato e sorridente.
Gioco, partita, incontro.
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Cos’è un condominio mentale? Un gran casino. Tutti noi sappiamo cosa sia un condominio, ma cosa succede quando una moltitudine di personalità occupa abusivamente la tua mente?







