Cos’è un condominio mentale? Un gran casino. Tutti noi sappiamo…
«Come dici scusa?»
«Posso allenarti io se non ti trovi coi ragazzi.»
E sorride.
«No, no tranquillo. I ragazzi sono bravissimi. Davvero.»
Anche Niko che finge di essere un killer del KGB.
«Allora perché vuoi scappare?»
Eh, sapessi. Mi volto verso i ragazzi.
Rafael sgrana i suoi occhioni, Axel non mi guarda, per non ridere; Niko è in un angolo che ci osserva e ci giudica. Ovviamente in silenzio.
«Axel ha minacciato di aumentarmi i carichi.»
Il mio killer sudamericano, chiamato in causa, prova a dire qualcosa ma Adrien lo precede.
«Suvvia non dirmi che ti spaventa qualche chilo in più.»
«Dipende dove finiscono quei chili. Se restano su un manubrio del totem ok, altrimenti, sì, mi spaventano moltissimo, ne ho già più del dovuto addosso, non ne voglio altri.»
Adrien mi squadra dalla testa ai piedi, il che è facile, tra noi ci sono almeno venti centimetri di differenza e sono stata avara. E continua a sorridere.
«Non solo non conosci le persone vecchie, ma sai poco anche sui chili in più. Facciamo così, oggi finisci l’allenamento con me. Ragazzi – lui si volta loro si implotonano – controllate gli appuntamenti. Ellie lavora con me.»
Solo oggi?
«Per sempre o solo adesso?» Axel, te lo ripeto, non mi spiare le conversazioni mentali. Ma grazie per aver posto tu la domanda al posto mio.
«Decideremo in seguito.»
E si avvicina ai manubri come a volerne scegliere un paio.
«Continuate pure come se io non ci fossi. – Mi è uscito un tono più alterato del previsto, devo rimediare – intendevo, fate pure come se fosse la vostra palestra.»
Lui sorride. Io sono nuovamente di qualche tonalità indefinita di rosso.
I ragazzi sono usciti d scena disciplinati ed io sono qui con lui. Adrien si avvicina ed io, non so perché, forse per il senso di colpa di aver risposto malamente, mi allontano di qualche passo.
«Ti faccio così paura?»
Direi più terrore che paura, ma cerchiamo di moderarci.
«Ancora non lo so.»
«Per quanto tu sia rilassata e tranquilla con i ragazzi, noto un certo disagio con me. Mi sbaglio?»
«Intimorita, il termine corretto è intimorita, non disagio.»
In realtà sono terrorizzata ma non te la voglio dare vinta. Ecco.
«Addirittura?»
Spalanca platealmente i suoi occhi scuri millantando stupore, ma un sorriso beffardo tradisce il tripudio che si sta godendo.
«Non nei tuoi confronti, non è educato dire che intimorisci, mica sei un incubo, mi riferisco di più al tuo approccio sportivo. Mi dai l’idea di uno che ama testare il limite altrui.»
«Interessante.»
«E corretto. Sei ancora nella medesima posizione nonostante tu abbia già scelto sia che tipo di esercizi farmi fare, sia il carico da utilizzare. Il che sottintende che tu sia fermo nelle tue decisioni. Non mi stupisce dato che sei il manager. Carino e coccoloso all’apparenza, cinico, determinato a tratti insensibile all’occorrenza.»

«Sicura di non esserci già conosciuti?»
«Assolutamente.»
«Allora vediamo chi ha ragione.»
Mi porge i manubri, mi spiega l’esercizio, poi si allontana di un paio di passi stende l’avambraccio come a darmi il segnale di partenza e resta immobile ad osservarmi.
Io respiro, inizio l’esecuzione e penso al giorno in cui ho seguito bovinamente l’indicazione di Bea e mi domando, quante probabilità ci sono di essere salvata, che ne so, da un asteroide in rotta di collisione con la terra?
Uno di quelli che si schiantano e polverizzano tutto. Come per i dinosauri.
I dinosauri correvano tanto, erano muscolosi e possenti e tutta quella forza non li ha salvati; quante possibilità ho io di uscire con le mie gambe da qui?
Poche. Soprattutto dopo questa lezione. Sopraffatta dallo stupido desiderio di raggiungere una forma fisica decente, qui giace la sempre ingenua Eleonor Peyton Queeny. Mi scappa da ridere e non riesco a trattenermi, il che, ovviamente, attira l’attenzione del distruttore.
«Cosa c’è di tanto ilare in questo esercizio?»
Faccio un riassunto della mia conversazione mentale.
«Nell’esercizio assolutamente niente, senza offesa, in realtà pensavo al mio epitaffio.»
«Epitaffio? Un pensiero più divertente no?»
«Chi l’ha detto che ciò che ruota intorno alla morte debba essere necessariamente triste? Povera Signora della Falce, costantemente bullizzata da un marketing di basso livello e da persone senza senso dell’umorismo.»
È ufficiale, l’ho sconvolto. Adrien ha perso il suo piglio beffardo e adesso mi guarda come una povera pazza, rimpiangendo l’idea di avermi voluto allenare.
«Ottimo allenamento boss.»
Per fortuna a salvarlo ci ha pensato Ryu che, come suo solito, invade la scena con a sua incontenibile allegria.
«In realtà credo di averla sconvolta.» È la risposta del boss.
Io guardo il giovane ragazzo dagli occhi a mandorla, poi il suo boss.
«È evidente che non abbia il senso dell’umorismo.»
E Ryu mi spalleggia complice.
«No, ha tanti pregi ma questo gli manca.»
«Dovrebbe metterlo nella sua scheda.»
E ridiamo entrambi, mentre il malcapitato manager prova a mantenere un contegno, per poi cedere miseramente alla battuta.
«Ok, ho capito. – poi si volta, mi guarda con un sorriso sbieco – e confermo di aver ragione io. Sei a tuo agio con i ragazzi.»
«Perché loro sono allenati da quel punto di vista – e strizzo l’occhio a Ryu – magari non hanno flessibilità ma non mancano si umorismo.»
«Devo darti ragione. Effettivamente sono dei blocchetti di marmo in fatto di elasticità e flessibilità muscolare.»
E rimanda un sorriso beffardo al suo giovane impiegato, il quale non batte ciglio.
«Infatti andiamo tutti a fare la prova di Pilates dalla sua amica.» E col pollice indica nella mia direzione.
Le sue parole hanno, per me, lo stesso effetto dello sguardo di Medusa sugli uomini.
Mi pietrifico.
«No. Non dirmi che andate lì.»
«Va bene, se proprio ci tieni non te lo dico, ma volevo chiederti di venire con noi.»
Quel tono calmo non so se mi aiuti o mi faccia imbestialire.
«Io l’ammazzo.» Ok la seconda.
«Va bene ma dopo la lezione.» Ryu sempre pacato.
«Potete dirmi di cosa state parlando?»
Io e Ryu rispondiamo insieme.
«NO!»
«Della sua amica.» Lui
«E’ una cliente?» Adrien.
«NO.» Noi in coro.
«Allora nessun problema. E tu, signorina, adesso finisci l’allenamento.»
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Cos’è un condominio mentale? Un gran casino. Tutti noi sappiamo cosa sia un condominio, ma cosa succede quando una moltitudine di personalità occupa abusivamente la tua mente?








