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La Presidentessa a Sanremo

La Presidentessa a Sanremo

Giulia Mastromartino

Giornate deliranti nel bel Paese italico.

Dagli Australian Open con quel gran pezzo di manzo di Matteo Berrettini, no inquiline, non è un commento sessista è un dato di fatto. Il livello di gnocchitudine di Matteo Berrettini è direttamente proporzionale al suo livello nel ranking mondiale, siamo passati alla soap opera “Anche i presidenti piangono” dove il Sergio nazionale in versione Veronica Castro veste nuovamente i panni del Capo dello Stato. Castro non a caso, ovviamente.

Subito dopo questo delirio istituzionale arriva Sanremo, e qui si vede che sei vecchia perché dal dopofestival sei passata al Festival. Inquiline mentali io vi do fuoco giuro il Festival lo gardavo anche da giovane. Che poi il connubio Sanremo telenovelas ci è sfuggito di mano. A Firenze, per esempio, abbiamo assistito all’ennesima sceneggiata calcistica dove un calciatore, nel senso di uno che tira calci, ha fatto il remake di Little Tony e si è messo a cantare ‘Non son degno di te, non ti merito più’ mentre andava verso Torino. Dusan, accidenti a chi non ti prega, potevi aspettare un attimo? Chiusa parentesi socio sportiva.

Dicevo, prima serata e sul palco dell’Ariston va in scena i festival del manzo, e non sono sessista. Apre la serata Achille Lauro che dopo tutta la palestra fatta (questa è invidia), arriva mezzo gnudo e vi dirò, senza fronzoli è pure carino. Ma il meglio si palesa con i super ospiti di serata; infatti, la combo Maneskin – Berrettini – Maneskin ha steso tutti comprese le mie occupanti abusive. Pure Jhonny ha commentato ‘Sì, vabbè io vo via.’ Chiuduno la serata i Meduza con il loro soud elettronico. E qui ho capito che sono diventata grande. Mi ricordo ancora quando l’età media della platea dell’Ariston era 90 anni e le esibizioni di questi gruppi, che all’epoca erano Duran Duran, Spandau Ballet, Europe, erano accompagnate da occhi pallati, espressioni vitree e facce scioccate. Più che in un teatro sembra di essere al Madame Tussauds, il museo delle cere. Adesso, per fortuna, ci siamo un po’ evoluti. Poco, non esageriamo che poi ci si monta il capo, siamo pur sempre quelli del paese maschiocentrico, che non sono stati capaci di scrivere il nome di una donna nemmeno per scherzo. Tacci vostri.  

Credit RaiUno

Che poi alla fine il Capo dello Stato è un po’ come una canzone del Festival, all’inizio non ti piace, o non ti convince molto, ma dopo due settimane la canti a squarciagola magari anche con le lacrime agli occhi.

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Quindi forse un giorno, prima o poi, riusciremo ad avere una donna al Quirinale: sai ganzo, una donna capo delle Forze armate, o vaglielo a dire che non vuoi la mascherina rosa perché non ti sembra decoroso. Tempo cinque minuti ti ritrovi il culo come un babbuino a forza di calci, poi ti mette il body acetato con gli scaldamuscoli fluo e ti fa allenare a suon di Maniac.

Vabbè, teniamoci Sergione per un altro mandato e, visto che ci siamo, facciamo rivincere i Maneskin che tanto sono gli unici che ci fanno fare bella figura in giro per il mondo e amen.

Il bello della musica è che quando ti colpisce non fa male.” [Bob Marley]

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