Now Reading
La metà di noi tre

La metà di noi tre

Giulia Mastromartino

Oggi io e il mio condominio mentale vi racconteremo una bella storia.

Tutto nasce nella testa della mia amica Simona un pomeriggio  invernale sul tavolo della mia cucina. Simona è la più artistica delle mie amiche, scrive, dipinge, smeriglia mobili, crea. Sì il termine che più la rappresenta credo sia creativa.

E dalla fucina che ha in testa, stavolta è uscita una Storytelling. Non cominciare con gli inglesismi e parla come mangi, va bene condomine, si tratta una storia raccontata attraverso fotografie. Una storia vera, un racconto, che si presenta non sulle pagine di un libro, ma sugli scatti del un fotografo Giovanni Vecchi, dal titolo “La metà di noi tre”.

E siccome ho visto nascere e crescere questo progetto, mi è venuta voglia di presentarvelo attraverso i protagonisti.

Quindi cominciamo.

I protagonisti di questa storia sono tutti giovani ragazzi della Firenze rinascimentale. La voce narrante è quella di Michelangelo un giovane artista che cerca di affermare a fatica se stesso e la sua arte senza distruggere troppo le aspettative di sua madre, Alvise che dalla campagna si è trasferito in città con sua moglie Bianca entrambi alle presecon u matrimonio più di forma che di contenuto e Matilde.

Le loro vite si incrociano in un giorno di pioggia nella bottega in cui lavora Michelangelo e proseguono nei palazzi e nei vicoli fiorentini. Ciò che li accomuna e li unisce è la voglia di essere se stessi e di vivere la vita che vogliono compatibilmente con l’epoca in cui vivono.

Ho creato abbastanza suspence? No, hai fatto solo casino, ma meglio così, almeno non sciupi il racconto.

Sempre gentili condomine, comunque, a me la storia è rimasta molto addosso, mi ha colpita per la sua semplice profondità.

Gli interpreti di questi personaggi sono, altri tre giovani e talentosi ragazzi. Letizia Del Campana è Bianca, Manuel Piras è Alvise ed Emil Walowitz è Michelangelo. Sì il cognom l’ho rubato a The big bang theory, Emil è un ragazzo tedesco, ho chiesto tre volte il suo cognome, scusa Emil non l’ho capito e mi vergogno a chiederlo ancora lo ammetto. Le mie inquiline mentali stanno ridendo come matte. Ma io non le ascolto. Andiamo con le domande.

Letizia Del Campana nei panni di Bianca

Ciao ragazzi, grazie per la disponibilità. È stata la vostra prima esperienza di Stoytelling?

Letizia: “ Sì, prima esperienza con un fotografo vero che mi indirizzasse.”

Manuel: “Sì, anche per me, prima volta di una storia di un libro.”

Emil: “Non proprio, avevo già fatto qualcosa del genere.”

Piccolo inciso, sono giovani ma sono artisti; e gli artisti, si sa, hanno una propria visione della realtà ed un proprio linguaggio. Fine dell’inciso.

Vi è piaciuto vestire i panni così differenti?

Stavolta parte Manuel: “Molto diverte. Eravamo in giro per Firenze con i turisti che ci guardavano ammirati e non capivano cosa stessimo facendo. Alcuni ci hanno anche fatto delle foto.”

Scatti rubati

Letizia continua ridacchiando: “Sì, come quando siamo andati a fare l’aperitivo in abiti di scena e tutto il bar si è fermato a guardarci – e. Io dov’ero mentre voi facevate aperitivo? Questa è Simona – tu eri andata a prendere i vestiti in macchina.”

È amica mia, noi una gioia a momenti alterni. Ma lasciamo continuare Letizia.

“Per me è stato utile, mi ha aiutata a lasciarmi andare, portandomi dentro il mio personaggio.”

Ritorna Manuel: “Per me non è una novità vestirmi in abiti d’epoca, faccio parte di una compagnia folcloristica qui in Sardegna, abbiamo molte usanze in cui indossiamo abiti tradizionali.” Il mio condominio mentale prende appunti: farsi dare nel date degli eventi folcloristici.

Emil: “Per me è stato un po’ scomodo – e ride – soprattutto indossare la parrucca – qui ridiamo tutti – però è vero che quel tipo di abbigliamento ti dà un’altra personalità, quindi sì, è stata una buona esperienza.”

l’espressione di Emil dice tutto sulla parrucca.

Simona: “ Io ci inciampavo perché era troppo lungo.” Ripeto, è amica mia, meravigliosamente imperfetta.

C’è stato qualcosa che vi ha messo in difficoltà?

Manuel: “Nessuna difficoltà, anzi, io mi sentivo in famiglia.”

Letizia: “All’inizio ero un po’ in difficoltà, poi è stato bravo Giovanni [Vecchi,  il fotografo ndr] a mettermi a mio agio, ed alla fine si è creato un buon legame con tutti.”

Emil, ci pensa un po’ “No, nessuna difficoltà.”

Manuel: “Abbiamo empatizzato subito, siamo stati subito in sintonia.”

Se aveste potuto scegliere un personaggio, quale avreste scelto?

Manuel è il primo e molto convito, “Il mio. Il mio personaggio mi è piaciuto molto, ci ho potuto mettere un po’ di me. Sì, sceglierei lui.”

Letizia anche sceglierebbe la sua Bianca.

See Also

Emil, no, ammette molto candidamente che non solo sceglierebbe un ruolo secondario, ma, se avesse potuto, non avrebbe mai scelto Michelangelo.

A posto.

“Menomale che ho scelto io e non te allora.” Chiosa ridendo Simona.

Io mi allaccio alla buona intesa che sento tra i partecipanti. Ma quindi, vi piacerebbe un seguito a questa storia?

 Manuel risponde di getto: “Perché no?”

Letizia molto più caustica “No, questa è una storia autoconclusiva, molto attuale e moderna, trasversale a tutte le epoche compresa la nostra, ma non credo possa avere un seguito. Però un progetto simile, sì lo farei volentieri.”

Emil molto candidamente dice un “No” secco e deciso.

Ma sentiamo la creatrice. Simona che ne pensi?

“No, questa storia, non avrà un seguito. È una storia che parla di accettazione di sé, di rispetto di sé, del coraggio e della bellezza di vivere se stessi per come siamo e non per come ci vorrebbero. Quindi, no ad un seguito, ma sì a riproporre questo argomento che resta sempre un tema molto attuale e condivisibile. Anche perché questo è il primo figlio dell’associazione Malaki parola greca che significa cose fatte col cuore.”

Aggiungo io magari la prossima volta sarebbe carino avere dei luoghi più consoni per i set fotografici, tipo il Palagio di parte Guelfa che a questo giro è stato negato. Così per dirne una ecco.

Quindi, ricapitoliamo, da venerdì 6 giugno, fino a fine mese, al Caffè letterario delle Murate a Firenze, vi aspetta La metà di noi tre.

Una storia unica nel suo genere che saprà rapirvi e regalarvi belle emozioni ed ottime vibes come dicono quelli bravi.

Foto di Giovanni Vecchi, costumi di Sartoria Antonietta, testo di Simona Cherubini.

Accorrete numerosi.

Io e tutte le mie pazze mentali vi teniamo d’occhio, sappiatelo.

What's Your Reaction?
Complimenti
0
Mi piace
0
Bene ma non benissimo
0
Che schifo
0
View Comments (0)

Leave a Reply

Your email address will not be published.

© 2021 Mrs Mastrina. All Rights Reserved.
Powered by meltin'Concept

Privacy Policy - Cookie Policy

 

Scroll To Top