Cos’è un condominio mentale? Un gran casino. Tutti noi sappiamo…
Ottavo Episodio
Non ho voglia di allenarmi.
E poi piove.
A me la pioggia piace molto, ma quando sono a casa, nel letto, senza niente da fare, al massimo con un libro da leggere.
Non quando devo uscire per andare a farmi massacrare.
No dai, massacrare no. In fondo è divertente. Soprattutto perché non so mai cosa possa accadere.
Però oggi non ho voglia. Come si fa?
Chiamo Maude.
«Muovi il culo e vai, sennò mando Rafael a prenderti.»
«Potrei chiederti notizie in merito a questa tua ultima affermazione, ma non voglio sapere. Perciò mi muovo.»
«Ti farò un disegno così non dovrai chiedere niente.»
«Come se avessi accettato.»
Riattacco, afferro il borsone, un giubbotto impermeabile e mi avvio in palestra.
Appena arrivo noto subito una certa frenesia. Ci sono tanti clienti ed i ragazzi sono tutti impegnati.
Li saluto, mi cambio, poi placco il primo che mi passa accanto, Ryu, e gli chiedo.
«Con chi sono io oggi?»
E lui serafico.
«Con Niko.»
Come Niko? Davvero?
«Niko? Quel Niko?»
«Scusa quanti Niko abbiamo?» Ryu non sa se ridere o preoccuparsi.
«Uno.»
«Esatto. Con quello.»
E quello, infatti, si palesa. E Ryu prosegue.

«Eri tanto preoccupata che non fosse alla lezione con noi, adesso ce l’hai tutto per te.» È tornato il Ryu sorridente.
«Ma scusa mica facciamo pilates adesso?»
Io continuo a parlare col giovane orientale.
«No, infatti devi venire ad allenarti.»
L’ordine perentorio mi arriva direttamente dal Cremlino. Ed io non posso fare altro che scattare obbediente.
«Hai ragione eccomi.»
Ha già sistemato il tappetino per terra e disposto i pesi in modo da non farmi sbattere. Che carino.
«Grazie per il tappetino.»
«Sdraiati. Iniziamo con gli addominali.»
«Agli ordini.»
Ed inizio.
Fine prima ripetizione.
«Mi spiace che tu non ci fossi alla prova di pilates, è stato divertente.»
Lui non cambia espressione ma risponde.
«Loro – indicando vagamente i ragazzi – non mi sono sembrati soddisfatti. Hanno camminato come pinguini per due giorni.»
«Motivo per cui dovrebbero fare un po’ di pilates. Tu lo hai mai fatto?»
«Seconda serie, vai.»
Il tono si sta leggermente ammorbidendo.
«A me piace, solo che ho poco tempo, così faccio tipo dieci minuti a casa.»
Finita la serie di addominali, durante la quale ho parlato da sola, stramazzo sul tappetino.
Ho ancora i dolori per le risate di qualche giorno fa ma cerco di mantenere un livello decente di dignità.
«Oggi facciamo un esercizio differente per i tricipiti.»
È la frase più lunga che gli abbia mai sentito pronunciare e, ovviamente, riguarda l’allenamento.
«Per differente intendi nuovo?»
«Anche.»
«Axel mi ha aumentato i carichi anche lì? Guarda che io non ho i tricipiti te lo dico.»
Silenzio.
Stavolta Niko mi riserva un’occhiata tra il curioso ed il severo. Poi una strana luce gli attraversa il viso per un secondo.
Che sia un accenno di sorriso?
«Diciamo che è la nostra versione degli esercizi di pilates.»
No buono.
Prende due panche e un manubrio da dieci chili.
No buono.
Avvicina il manubrio a noi, lasciandolo in terra.
ATTENZIONE PERICOLO!
«Adesso, metti i talloni su questa panca – quella davanti a me – le mani su quest’altra – quella dietro – e resta in sospensione.»
ABBANDONARE L’EDIFICIO, RIPETO ABBANDONARE L’EDIFICIO. QUESTA NON È UN’ESERCITAZIONE!
«Come hai detto scusa?» Fingiamo di essere bionda.
«Talloni qui, mani lì, proviamo a fare due movimenti in sospensione.»
«Tu resti qui vero?»
«Immobile.»
Eccerto, ti pareva.
Con mio sommo stupore riesco ad eseguire il movimento molto meglio di quanto pensassi. Stai a vedere che ho anche questo muscolo.
Mi volto più che soddisfatta, ancora sospesa, verso il sergente maggiore, il quale, per tutta risposta afferra il manubrio da terra e lo solleva fino all’altezza delle mie gambe. Precisamente sopra i quadricipiti.
Vedo la scena al rallentatore.
La sala dove siamo è la più grande della palestra. Ci sono altre persone ad allenarsi.
Quasi tutti i ragazzi sono lì. E tutti ci stanno osservando, come se aspettassero l’apice del momento.
Che arriva a valanga non appena quel sadico bolscevico mi deposita i dieci chili sulle cosce.
Istintivamente contraggo i muscoli ed il manubrio si incastra in diagonale tra i miei quadricipiti sortendo l’effetto di un punteruolo nella carne.
Il mio sistema nervoso, centrale, ma anche periferico, già abbondantemente provato, fa corto circuito e, nell’unico momento in cui nella stanza scema il rumore, io penso bene di uscirmene con un:
«Niko me lo hai messo storto, levamelo che mi fa male.» Ovviamente abbastanza scandito.
Silenzio.
Si sono congelati tutti.
Poi di botto partono tutti accelerati.
Niko toglie il peso, Rafael e Axel scoppiano a ridere.
Ryu si infila dentro il totem dei manubri.
Lo sapevo che non dovevo venire oggi.
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Cos’è un condominio mentale? Un gran casino. Tutti noi sappiamo cosa sia un condominio, ma cosa succede quando una moltitudine di personalità occupa abusivamente la tua mente?








