Cos’è un condominio mentale? Un gran casino. Tutti noi sappiamo…

Lo confesso mi fa strano scrivere di rugby in un contesto che non sia “ovale”, però siccome a me, ma soprattutto alle mie inquiline mentali, piace un sacco questo sport, vi racconterò le vicissitudini del nostro campionato nazionale.
Il rugby non è solo uno sport, il rugby è un mondo parallelo dove niente può sembrare quello che è.
C’è molto contatto fisico, ma non violenza, è nato in Inghilterra ma la gran parte dei termini è francese, per andare avanti passi la palla indietro, devi fermare l’avversario stendendolo ma non gli devi fare male. E dopo 80 minuti di botte, spinte, placcaggi e urla varie, tutti insieme a mangiare e bere.

E la palla è ovale. Avete presente una palla ovale? È un’antitesi. No un ossimoro. No condominio, l’ossimoro è un contrasto ricercato, infatti palla e ovale sono in contrasto. Ora vi muro in cantina.
Dicevo, è più facile gestire un adolescente in crisi che una palla ovale quando rimbalza. E i rugbisti la calciano piazzandola in mezzo ai pali per giunta!
In questo mondo parallelo ci sono i due campionati nazionali, quello femminile e quello maschile, che per cause di forza maggiore conosco meglio.
Anche le nazionali sono strane, ci sono le due maggiori, la femminile, tanto vincente quanto poco considerata, almeno finora. Adesso che ci sono le qualificazioni per i mondiali vedremo le nostre ragazze nientepopodimeno ché, sulla Rai, e la maschile, tanto perdente ma molto più considerata; e le nazionali Under sempre maschili.
Sì, i rugbisti sono tutti belli, sia le ragazze che i ragazzi. E nonostante mi sia innamorata un centinaio di volte no, non ho mai avuto un fidanzato rugbista. Anche perché per l’età media potresti rischiare la galera. Grazie inquiline, sempre gentili. Comunque, dicevo, che sono belli, ma anche estremamente gentili. Con calma e con pazienza si sono prestati alle mie interviste e alle mie sessioni di domande su regole, tattiche, schemi e, soprattutto, sul fuorigioco. Che per inciso non ho ancora capito del tutto.
In tutto questo mondo parallelo, ci sono capitata per caso, perché, tanto per cambiare, non mi sono fatta i fatti miei.
Era un pomeriggio autunnale di molti anni fa, a Firenze, seduta su una gradinata umida di cemento, mi sono imbattuta in una palla ovale contesa da trenta energumeni che pretendevano di andare avanti tirando indietro, la cosa buffa è che correvano come treni. Botte da orbi, scontri ed impatti cercati e voluti (quando chi porta palla viene fermato dall’avversario) e scontri ordinati (quando si schierano otto per parte ed iniziano a spingersi reciprocamente. Si dice mischia. Grazie condomine), mucchi disciplinati che si spostavano da una parte all’altra fino ad arrivare a schiacciare la palla oltre la linea di meta.
Altre volte per recuperare la palla uno della squadra veniva sollevato per aria dagli altri come quando da piccoli i genitori fanno fare il “Vola, vola, vola!” al bimbo di turno, provocando urla di gioia.

Anche in questo caso c’erano urla ma tutto sembrava tranne gioia. Direi qualcosa più simile ad un richiamo tribale, quasi primitivo. Insomma, abbastanza inquietante direte voi. In realtà era tutto molto affascinante e non per la bellezza leggendaria dei rugbisti, che al momento erano così coperti di fango da renderli sagome indefinibili, piuttosto l’atmosfera in cui tutto si svolgeva.
Come dicevo c’era agonismo ma non cattiveria, scontro fisico ma non violenza, sembrava più un ‘Sì, ci si picchia ma niente di grave.’ Come quando da piccolo dicevi alla mamma, ‘vado a giocare a pallone coi miei amici’, e lei rispondeva, ‘non sudare’.
Ecco l’atteggiamento era quello.
Insomma, io ero lì a guardare questo spettacolo e ne sono rimasta catturata, totalmente avvolta. Ovviamente non sapevo assolutamente niente del gioco, non che adesso le cose vadano meglio sia chiaro, però all’epoca mi mancava tutto, dalle basi, ai riferimenti, alla conoscenza di uno straccio di riferimento.
E mentre cercavo di capirci qualcosa ho conosciuto un gruppo di ragazzi, sufficientemente pazzi, che mi hanno chiesto di aiutarli col loro blog di rugby. Così abbiamo iniziato la nostra avventura. Tre anni a seguire partite, raccontare le storie dei protagonisti e delle squadre, tre anni pieni ed intensi. E nonostante tutto, ancora non ho capito il fuorigioco,
Quindi ricapitolando. Il rugby è un gioco complicato, ma proprio per questo molto affascinante,. i cui protagonisti sono oggettivamente belli, simpatici e gentili.
Non ci resta che aspettare l’inizio del campionato e goderci lo spettacolo.
E che spettacolo.
“Il pallone da rugby è imprevedibile come una donna” [Diego Dominguez]
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Cos’è un condominio mentale? Un gran casino. Tutti noi sappiamo cosa sia un condominio, ma cosa succede quando una moltitudine di personalità occupa abusivamente la tua mente?


