Cos’è un condominio mentale? Un gran casino. Tutti noi sappiamo…
La maledizione del Sudafrica colpisce ancora.
Dopo la strepitosa prestazione di giovedì scorso contro il Bocks, oggi i nostri ragazzi non sono riusciti a ripetersi contro la Georgia, perdendo l’occasione di giocarsi la semifinale mondiale. I nostri sogni si sono sbriciolati, come un finestrino della macchina in un incidente, contro una convergenza astrale ostile composta da troppo nervoso (nostro), troppa tensione, un metro arbitrale che qualche luminare mi spiegherà, il tutto condito da una sana dose di sfiga atomica.
Morale, giovedì scorso rugby champagne, oggi vino in cartone.
Che il karma ci fossa avverso l’ho capito quando ho visto che sul sito di World Rugby restavano il simbolo della pausa e dei dieci secondi prima e dopo. Esattamente com’era successo con l’Argentina. Sì, io sono oltremodo scaramantica, sarò poco scientifica, ma ci chiappo abbastanza spesso. Purtroppo aggiungo.

Comunque almeno oggi non piove. Ci è toccato cambinare campo perché il Paarl Gymnasium era un pantano, qui sembra meglio. Sembra perché pronti partenza via capitan Odiase riceve e perde palla. Mischia ad introduzione Georgia al primo minuto.
Siamo tesi come corde di violino. Tesi e nervosi. Le mie inquiline mentali hanno fatto il bagno nello xanax ma è servito a poco. Mi sembra che i telecronisti stiano lodando i nostri avanti. Di sicuro non lo loda quel cornuto di arbitro che inizia a fischiarci fallo contro al terzo minuto. Scusate chiudo le condomine ultras e riprendo a scrivere. Dicevo, minuto 3, fallo Italia, Georgia in touche, per fortuna nostra, pessima touche, per fortuna loro ci rimischia fallo. Altra touche Lelos, altro fallo Italia. ALLORAAAAAAA. Scusate.
Giallo a Gallorini. Te c’hai le corna quadrate. No, condomine, non si dicono queste cose all’arbitro. Non si dicono ma lui dalle porte non ci passa. Fuori Francesco Bini, dentro Pisani per la mischia.

Maul georgiana che arriva fino in meta. Volano moccoli come coriandoli a carnevale. Per provare a calmarmi registro un vocale al mio povero amico Filippo che sta seguendo la partita a casa sua, praticamente una compilation di insulti volume uno.
Siamo tesi come corde di violino.
Al minuto 14 scatta la promozione compri 15 paghi uno perché il signor Schneider fischia fallo ai Lelos. Ma che sta male? Zitte tutte. Brisighella dalla piazzola centra i pali e siamo 3 – 7.
Riparte la Georgia, ma quanti sono? Uno in più. Siete sicure, a me sembrano il doppio. Te sei ubriaca senza bere. E mentre io litigo con tutto il mio condominio mentale, i nostri ragazzi guadagnano metri, addirittura i caucasici commettono in avanti. Vedi che siamo più bravi se restiamo calmi? Tutti calmi, anch’io che c’ho il triplo dei loro anni mi devo calmare sennò mi viene uno stranguglione e stramazzo in terra. Li costringiamo anche al fallo, Simoncino calcia bene, rientra il mio cittino cioè Gallorini. Nel frattempo sopraggiunge mia mamma mentre la nostra maul avanza, dal mucchio esce Casilio che allunga il braccio e schiaccia in meta. Brisighella cecchino trasforma e finalmente passiamo avanti 10 – 7. Commento tecnico di mia mamma “Accidenti bravi. E guarda lui [Brisighella] com’è bellino.” Simo rubacuori.

Siccome la promozione è finita l’arbitro ci fischia ancora contro, poi non dobbiamo insultarlo, Georgia in piazzola e siamo 10 – 10 .
Riparte il valzer dei falli contro, Bini viene richiamato per un presunto fallo al giocatore in aria ‘Ora basta, alla prosiamo sarà ancora giallo’, dice l’arbitro a capitan Odiase. Sì, sì, te dacci il giallo, noi ti si suona come un tamburo. Condomine vi muro vive!
Il tutto si conclude al minuto 28 ennesimo fallo a noi e la maul dei Lelos arriva in meta, nessuna trasformazione e siamo 10 – 15.
Ho ufficialmente finito le imprecazioni e il fiato.
Qualche minuto più tardi Brisighella torna in piazzola ma il suo calcio esce largo. Contro vento sì, contro sfiga no. Simo non è colpa tua. È colpa di quel cornuto che ci rifischia fallo contro che Khutsishvili non sbaglia e porta i suoi sopra break.
Uomo, uomo, te lo devo dire ce l’ho sulla punta del polmone, per una questione di pelle, e non in senso epidermico. Hai rotto le pelle! Questa citazione di Lino Banfi l’abbiamo capita in tre forse. Ma imprecare in pugliese porta bene, perché i nostri ragazzi guadagnano campo Francesco Bini riceve palla e viene fermato in modo falloso ed oltremodo pericoloso. Il mio condominio mentale urla rosso, ma se tutto ci va bene darà un giallo. Infatti giallo per un caucasico e la prima frazione si chiude 10 – 18.
David, ti prego, suona la carica. Plachiamo i nervi e andiamoci a prendere tutto quello che è nostro.

La ripresa mi illude biecamente con una meta al minuto sei del solito Gallorini che il Brisighella trasforma e torniamo sotto uno 17 – 18.
Ma ormai si gioca 16 contro 15 perché l’arbitro torna a fischiarci contro, touche ai caucasici, che lanciano storto ma poi riguadagnano palla ed arrivano troppo facilmente in meta 17 – 25.
Dico troppo facilmente perché, anche se non lo vorrei dire, non ce la facciamo a contrastare questa supremazia a livello mentale. Siamo abbattuti. Mi partono i Måneskin ‘You’ll be the saddest part of me, A part of me that will never be mine
It’s obvious. Tonight is gonna be the lonlinest.”
E come volevasi dimostrare, quel pezzettino di mota del signor Schneider, mortacci sua, assegna il secondo cartellino giallo a Douglas e sul fischio finale ennesima meta caucasica per il definitivo 17 – 30 che ci seppellisce.
Gioco, partita, incontro.

Mi ricompongo. Sarebbe troppo facile dire che abbiamo perso per colpa dell’arbitro. Abbiamo giocato male, la Georgia ha giocato meglio ed ha vinto. Il rugby è spietato ma onesto, se giochi meglio vinci. Punto. E loro lo hanno fatto.
Noi non eravamo manco parenti della squadra che ha vinto contro il Sudafrica. E proprio com’è già accaduto in passato, vincere contro gli Springoboks è una maledizione perché subito dopo dimentichiamo cosa sappiamo fare.
Perché deve essere chiaro, anzi, cristallino, che perdere oggi non fa di questi ragazzi dei perdenti. Questo lo disse Julio Velasco dopo aver perso, di un punto al tie break, l’oro olimpico con la nazionale maschile di volley poco dopo aver vinto un mondiale.
Sì gioca per vincere sempre, ma prima dobbiamo vincere su noi stessi, vincere su noi stessi non significa solo battere gli avversari ma superare i propri limiti, risolvere le difficoltà e sì, anche fare meglio dell’avversario anche solo di un punto.
Ma lo sport insegna anche, o forse principalmente a perdere, ma perdere non fa di noi dei perdenti. Quindi, ragazzi miei adorati, oggi avete imparato qualcosa che vi resterà impresso a fuoco sulla pelle, per questo fa così male.

Marcatori: PT 10’ m. Lomidze, t. Khutsishvili (0-7); 15’ cp Brisighella (3-7); 20’ m. Casilio, t. Brisighella (10-7); 25’ cp Khutsishvili (10-10); 29’ m. Khonelidze, nt (10-15); cp Khutsishvili (10-18). ST 46’ m. Gallorini, t. Brisighella (17-18); 52’ m. Khonelidze, t. Khutsishvili (17-25); 78’ m. Tchamiashvili, nt (17-30)
“Noi non siamo la squadra dei sogni, noi siamo una squadra che sogna. Sogna di vincere un’Olimpiade e faremo tutto per vincerla. Se non ci riusciamo, non ci considereremo però dei “perdenti”; sapremo però che abbiamo fallito un obiettivo e aver fallito un obiettino non vuol dire che siamo nella merda della storia.
E questo è altrettanto valido soprattutto per i giovani: voi dovete cercare di vincere il più possibile ma non crediate a quelli che vi dicono che il mondo si divide tra vincenti e perdenti. Il mondo, secondo me, soprattutto si divide tra brave e cattive persone. Questa è la divisione più importante. Poi tra le cattive persone ci sono anche dei vincenti, purtroppo, e tra le brave persone ci sono purtroppo anche dei perdenti.” [Julio Velasco]
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Cos’è un condominio mentale? Un gran casino. Tutti noi sappiamo cosa sia un condominio, ma cosa succede quando una moltitudine di personalità occupa abusivamente la tua mente?


