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Guida astrologica al Sei Nazioni, l’Italia

Guida astrologica al Sei Nazioni, l’Italia

Giulia Mastromartino

Last but not the least, come dicono quelli bravi.

Ciliegina sulla torta, signore e signori, tifose e tifosi, ulcere, mal di stomaci ed infarti vari, ecco a voi l’Italia!!!!!

Credit Fir

Mi sono tenuta il meglio sul finale.

In realtà sono un po’ in ansia, ma come dice la mia super amica, Emy Forlani, chi non gradisce vada pure avanti. Grazie Emy.

Allora, scorrendo la nostra storia ovale, salta subito all’occhio il perché ci sia un gran divario tra noi e le altre 5 sorelle.

Prima di tutto, nelle altre nazioni il rugby è arrivato a fine 800, dopo che la nazione in questione aveva trovato una sua identità collettiva. Da noi è arrivato nel 1929, in pieno fascismo, momento di imbecillità totale, cui è seguito un momento abbastanza caotico, che tutt’ora persiste.

Poi, la diffusione nelle succitate 5 è avvenuta in maniera capillare e su tutto il territorio con un’azione corale, da noi, su iniziativa personale, grazie signor Stefano Bellandi, ed a livello regionale. 

Tommy Allan in m eta contro L’Inghilterra Sei Nazioni 2024. Credit Delfrate

Se poi ci si aggiunge che quell’altre ci hanno sempre trattato come Cenerentola appestata, facendo ostruzionismo totale alla nostra partecipazione al Sei Nazioni, si fa bingo.

Apro parentesi, per tutti quelli che, “Il rugby non appartiene alla nostra tradizione”, vi ricordo che rugby e calcio, sono arrivati in Italia nello stesso momento e dagli stessi importatori. La verità è che per nostra natura, siamo animali da socializzazione, altamente competitivi, amanti dell’impresa eccezionale singola, propendenti all’anarchia, con una certa riluttanza a seguire le regole, ma abbiamo anche dei difetti sia chiaro. Ci piacciono le scorciatoie, il calcio ha attecchito meglio ed in maniera diffusa. Il rugby, diciamocelo, ci garberebbe anche, ma contrasta con la nostra genetica, è nel nucleo che nasce lo scontro col mitocondrio. Non siamo scarsi, siamo intolleranti a livello cellulare. In pratica ci viene uno shock anafilattico quanto incontriamo regole e disciplina. 

Chiusa parentesi.

Credit FIR

Il debutto  internazionale avviene a Barcellona contro una selezione spagnola.

La storia della nazionale di rugby italiana è una storia di fatica, sofferenza e tenacia. Trattata come Cenerentola dalla matrigna e dalle sorellastre: aka le squadre britanniche più la Francia che ci schifavano proprio dall’alto della Home Nation prima e Cinque Nazioni poi.

Una formazione dell’U.S. Milanese di rugby. In piedi a sinistra Stefano Bellandi.

Ma nonostante il mobbing delle 5 simpaticone il movimento ovale è andato avanti, negli anno 70 i club italiani, reclutano rugbisti da tutto il mondo, oriundi e stranieri, tanto da avere un XV ribattezzato XV del Presidente, una sorta di nazionale formata da 12 italiani più 3 stranieri che affronta a Nuova Zelanda a Padova nel 1977 e, successivamente, a Rovigo nel 1979 dov’era presente, tra gli altri, il mio, anzi nostro , mio e del mio condominio mentale, adorato Pasquale Presutti.

Rovigo 1979

Tra la fine degli anni 80 ne l’inizio dei 90 il rugby italiano inizia a farsi notare, complice anche l’ammissione all’ Coppa del Mondo del 1987 ad Auckland il 22 maggio incontriamo i padroni di Casa della Nuova Zalenda sotto la guida di Marco Bollesan.

Sì, paradossalmente, abbiamo partecipato prima alla Coppa del Mondo che al Sei Nazioni. Brutte puzzone – inquiline per favore. No no puzzone, tutte e cinque senza bidet. Ecco. – Vi chiudo un attimo in salotto e continuo.

Dicevo, momento di crescita, infatti abbiamo anche la prima convocazione italiana nei Barbarians con Stefano Bettarello. Il fatto di incontrare le grandi squadre dà i sui frutti. Più o meno nel 1995 a Bologna contro gli All Blacks registriamo una sonora sconfitta (niente confronto a quella del 1999 101 – 0), ma un paio di settimane dopo, a Roma, contro gli Springbok, invece, ci comportiamo meglio segnando solo una meta meno di loro.

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Bologna 1995 Jona Lomu

E così, nel 2000, ci viene concessa la partecipazione al Sei Nazioni, complice anche la proprietà del torneo che vede del sano Business in terra italica.

In questi 25 anni, il nostro rendimento è stato un continuo susseguirsi di curve gaussiane, più o meno alte. Un andamento da montagne russe di Luna Park americano, con buona pace delle nostre coronarie, della nostra pressione, dei nostri fegati, milze e reni. La costanza pare non essere esattamente il nostro punto di forza. Nel tempo mi ci sono arrabbiata moltissimo – nel tempo eh? Ora sei tutta zen vero? Condominio mentale silenzio. – dicevo, non mi arrabbio più, mi godo quello che di buono c’è. Tipo l’anno scorso, abbiamo fatto un torneo molto entusiasmante, quest’anno chissà che faremo, vediamo.

Perché la verità è che il rugby è il Dottor Spock, e noi siamo il capitano Kirk, il rugby è fisica e gli altri sono Sheldon Cooper noi, al massimo Leonard Hofstatder, solo che Leonard alla fine riesce a sposare Penny, per sfinimento, ma la sposa. Noi, se tutto va bene, ci usciamo un paio di volte ecco.

Un’altra cosa mi preme molto sottolineare. Basta vincere la miglior meta, il miglior giocatore eccetera, CI PORTA MALE! Miglior giocatore, Tommaso Menoncello, che si rompe e salta il mondiale, miglior meta, Lorenzo Pani che si rompe e salta il Sei Nazioni. Non sono trofei, sono bambole voodoo, ecchecazooo – inquiline! Non è parolaccia ma ex sponsor del Galles – è vero.

Repertorio Lorenzino Pani e Tommy Mononcello

Dicevo. Maglia azzurra, non blu, né celeste. Azzurra, madre del nostro soprannome Gli Azzurri, che per me che son di Firenze, significa anche Santa Croce – cioè il demonio, il mio condominio mentale è dei Bianchi di Santo Spirito, non potete capire la fatica per tenerle a bada – scudetto tricolore sul petto e via a giocare all’Olimpico, in attesa che ci sistemino il Flaminio. Non accadrà mai, ma a me piace pensarlo.

Dal web

Per la nostra natura imprevedibile, la scarsa coerenza, l’imprevedibilità, l’adattabilità, l’equilibrio perenne tra genio e follia. La duplice personalità ed il massimo ingegno. Per la capacità di mandare le persone che ci circondano al manicomio, per quell’entusiasmo contagioso che trasmettiamo, l’allegria e quella meravigliosa faccia da culo che ci contraddistingue da sempre, l’Italia è assolutamente ed incondizionatamente dei GEMELLI.

Ed i gemelli non hanno dosi né misure, i gemelli sono o tutto o niente, o li ami o lo odi, ma non ti saranno mai indifferenti. Perché nella loro dissennatezza sono assolutamente sicuri di ribaltare il mondo, e magari fanno un gran casino, ma alla fine sono talmente folli che ci riescono.

“Voglio che gli italiani giochino a rugby come guidano: senza paura, aggressivi ed assolutamente imprevedibili” [John Kirwan]

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