Cos’è un condominio mentale? Un gran casino. Tutti noi sappiamo…
Non ho mai voluto figli e questo ha sempre fatto di me una donna strana, una donna non regolare, una donna non donna. Ma ho voluto un cane e questo, per alcuni, ha consolidato quel pensiero, mentre mi ha riabilitata agli occhi di altri.

Ovviamente tutti quelli per cui:”Ti ci mancava il cane adesso.” Sono stati depennati.
Al contrario quelli:”Ma guarda che musino che ha.” Sono rimasti.
Primo beneficio.
Un animale domestico, nel mio caso un cane, ti aiuta in tante cose, prima fra tutte, a fare pulizia. Di cose inutili, le dai al cane che le distruggerà, di cose che non usi, le butti via per fare spazio a lui, lei nel mio caso. E di persone, quelle che prima eri costretta a frequentare per inutili canoni sociali, mentre adesso, scusa sai ma ho il cane, non ti piace, addio per sempre.
Mio marito, anima santa, appartiene alla categoria di persone che è rimasta, perché nonostante non avesse la minima voglia di prendere il cane, mi ha ascoltata, mi ha capita e, cosa più importante, ha rispettato la mia decisione, e, per certi versi, ne è rimasto ammaliato.
Andiamo per gradi.
Io ho due storie di lunga convivenza nella mia vita. La prima, mio malgrado, è un condominio mentale di pazze furiose, una moltitudine di personalità che occupa abusivamente la mia testa ormai da anni, in perenne lite tra loro e con me stessa. L’altra è mio marito Johnny. Stiamo insieme da una vita, la nostra è sempre stata un’unione di anime affini. Entrambi moderatamente pazzi, entrambi amanti della vita attiva, attività fisica, attività intellettuale, entrambi gelosi e rispettosi dei propri spazi, sia singoli che comuni. Consapevoli che si sta bene in coppia se si sta bene da soli, dove stare bene significa avere un decente equilibrio.
Ci siamo sempre trovati in sintonia, siamo cresciuti insieme, sia come coppia che come persone, mantenendo le nostre singole caratteristiche e peculiarità. Ed imparando ad accettarci per quello che siamo, abbiamo creato il nostro equilibrio perfetto.
E cosa c’è di meglio che rompere un perfetto equilibrio, inserendo una variabile sconosciuta ed instabile?
Lo scopriremo solo vivendo, cantava uno bravino.
Questo è quello che è successo a noi due, quando ho capito che cose tipo il lavorare da casa ed il part-time, non erano disgrazie, bensì delle chiavi per aprire le porte di nuove possibilità per la nostra vita.
Sì, lo so, sono un’incredibile romantica, un po’ illusa, però simpatica, certo unica, grazie Vasco. Ok la smetto con le canzoni.
Quando la mia azienda ha deciso di ridurre drasticamente i costi, dove per costi si intendono i dipendenti, attraverso una ristrutturazione che mi è arrivata addosso esattamente come un falcone su un topolino, mi sono ritrovata a scegliere tra la mia salute mentale e il denaro. La risposta, ironia della sorte, me l’hanno data proprio le mie occupanti abusive mentali, le quali prima sono insorte contro tutto il CDA come tarantolate impazzite, poi hanno optato per una riduzione di orario e stipendio, da poter integrare magari con un’altra entrata. In effetti avevo da poco scoperto che il mondo dei social poteva farti guadagnare in modi e cifre inaspettati. Cosa che ho fatto con risultati che hanno stupito tutti, me per prima. Da brava analista, ho scoperto di avere un certo talento nel capire i temi ed i contenuti che avrebbero fatto tendenza tra gli utenti, talento che ho deciso di mettere a disposizione di chi ne avesse avuto bisogno. Ovviamente dietro onesti compensi.
Proprio grazie a questa nuova attività ho avuto modo di scandagliare i miei interessi genuini, quasi infantili direi e tutte le mie curiosità; scoprendo mondi che non conoscevo e portandomi dietro un sacco di persone sotto forma di così detti followers.
In tutto ciò, l’anima santa di Johnny, ha sempre fatto il tifo per me, in rigoroso anonimato, ma con la presenza di una curva di ultras.
Poco prima dei miei quarant’anni ho iniziato a maturare il desiderio di prendere un cane. E non un cane qualunque, un pastore australiano, possibilmente femmina, possibilmente tranquilla. Riecco la povera illusa, ma molto entusiasta.
Essendo un desiderio mio, ho cercato di capire come fare per farlo diventare o, quantomeno, accettare dal marito ed ho capito, ben presto, che da sola mi sarebbe stato quasi impossibile. Ho così deciso di allearmi con cognata e nipote, già proprietarie di una cana, le quali, ovviamente, hanno risposto con altrettanto entusiasmo, alla mia idea e mi hanno sostenuta e supportata nella decisione. È infatti mia nipote ad accompagnarmi a vedere la cucciola da una coppia che alleva e addestra questi meravigliosi cani.
Per mia fortuna ho trovato due ragazzi estremamente gentili, che rispondono pazientemente ad ogni mia domanda per circa un’ora, mentre mia nipote faceva una seduta di pet therapy con tutta la cucciolata.
Tutto procedeva secondo i piani e secondo le promesse a Johnny ‘Vado, mi informo, guardo, poi ci penso e decidiamo.’ Qualcuno ha un sinonimo di illusa che l’ho già detto troppe volte? Scema, possiamo dire scema. Ecco le inquiline mentali. Scusate, le rinchiudo. Dicevamo. Dopo la mitragliata di domande arriviamo alla fatidica domanda “Posso vedere i cuccioli disponibili?”
Non so se avete presente il cartone animato Ken il guerriero, era un cartone degli anni novanta la cui sigla iniziava così “Mai, mai scorderai, l’attimo, la terra che tremò.” Ecco questo è ciò che si è palesato nella mia testa nell’istante esatto in cui ho pronunciato quelle parole. Non è scattata la scintilla, no, sono stata attraversata dalla folgore di Zeus, ed ho capito che da quel momento in poi, qualunque fosse stata la mia decisione, niente sarebbe più stato come prima.
I miei occhi incrociano due piccole gemme ambrate contornata da folte ciglia – sì, i cani hanno le ciglia – i quali sovrastano un nasino umido e nero, sul quale mia mamma e solo lei ha sempre visto una stellina, ma questa è un’altra storia, incastonato in una macchia bianco perla con guance marrone chiaro. Un corpicino soffice e tozzettino che si agita sul bordo del piccolo recinto che delimita lo spazio in cui si trova e prova a raggiungere il saccone del cibo.
È lei. È il mio cane.
Tuttavia avevo giurato e spergiurato a Johnny di non tornare a casa con un cucciolo ma solo con un bagaglio di informazioni, talmente ampio da poter prendere la decisione più corretta possibile. Stanno ridendo fino in Giappone lo so, ma una promessa è una promessa.
Così, faccio un respiro profondo, tante carezze, tanti giuramenti silenziosi, recupero la nipote, ringrazio i ragazzi, spiego che ne devo parlare a casa e me ne vado.
Le ultime parole di mio marito sulla decisione sono state:” Per me va bene, ma è un impegno più tuo che mio.”
Neanche una settimana dopo io e Johnny abbiamo portato Mirtilla a casa.
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Cos’è un condominio mentale? Un gran casino. Tutti noi sappiamo cosa sia un condominio, ma cosa succede quando una moltitudine di personalità occupa abusivamente la tua mente?


