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La palestra a casa

La palestra a casa

Giulia Mastromartino

Come vi dicevo, non ho più una palestra e non sono ancora diventata imperatrice. Quindi mi sono dovuta adattare, mio malgrado, alla nuova realtà che vede milioni di utenti impegnati in faticosi allenamenti nelle mura domestiche.

Lo ammetto, ho resistito più che ho potuto, proprio non mi ci vedevo a zompettare in camerina o in salotto con in sottofondo l’insegnante di turno che ti parla tipo Alexa. Poi, per me, allenarsi con la tv faceva tanto Jane Fonda con il body acetato, gli scaldamuscoli, e la fascia in testa.

Ma siccome al momento, tra Jhonny infortunato, mia mamma in piena adolescenza e il lavoro che non mi dà tregua, avevo due alternative: o impazzire definitivamente rischiando di uccidere qualcuno, oppure mettermi a cercare qualcosa che riuscisse a convincere il mio corpo e il mio condominio mentale a fare attività fisica per scaricare lo stress.

Durante la prima quarantena, mi sono approcciata allo yoga, quindi, sono partita da lì.

E mi sono pure fermata subito perché non è cosa per me. Nel senso che lo yoga è meraviglioso ma io in quanto giovane, ma non giovanissima, inquiline se fiatate vi muro vive, ho bisogno dell’insegnante che fisicamente mi stia vicina e mi dica cosa fare passo passo.

Prima di tutto perché lo yoga ha un linguaggio tutto suo che io non conosco ancora bene, secondo perché se vuoi fare yoga devi essere un po’ Yuri Chechi, un po’ Roberto Bolle, un po’ Carla Fracci, terzo devi avere uno spazio minimo disponibile di circa 40 metri quadrati.

Inoltre, se voglio imparare le basi correttamente, devo avere un essere umano in carne ed ossa a cui fare quel milione e mezzo di domande per capire bene.

Sia chiaro di scuole di yoga ne ho travate di tutti i generi e tipi, nelle più svariate località, spesso accumunate da tre caratteristiche principali: non fare una mazza fionda nella vita per poter star dietro agli orari dei corsi, essere possibilmente ricca visti i prezzi di strutture ed attrezzatura, terzo avere un fisico tra la modella, la ginnasta professionista e la ballerina. Ovviamente io non ho soddisfatto neanche mezzo di questi requisiti.

Quindi mi sono buttata sul fitness e qui mi ha aiutata la fatina magica dell’etere sottoforma di algoritmo di ricerca che ha preso lo yoga, il fitness, l’alimentazione (perché nel frattempo le mie inquiline mentali sbirciavano le pozioni magiche per perdere peso), ed il prezzo, li ha buttati nel calderone, un bidibi bodibibù e mi è uscito fuori YOME.

La ghisa è sempre un ottimo alleato

No, buone condomine, non è una parolaccia e nemmeno roba porno, è una community, come si dice ora, di persone che si allenano. Una palestra virtuale, uno spazio condiviso.

E a cosa si allenano? A yoga, meditazione e fitness.

E come si allenano? Con lezioni preregistrate e online in diretta con l’insegnante.

E come funziona? Ecco sul come funziona ci ho messo un po’ a capirlo. Abbiate pazienza sono nata bionda e quando mi escono fuori le inquiline bionde faccio sempre casino.

Diciamo che se fossi più costante e mi applicassi di più avrei sempre un momento nella giornata per allenarmi. E qui stanno ridendo anche a Singapore. Vabbè mi sono prefissa l’obiettivo di allenarmi almeno tre volte a settimana. Per fortuna la tipologia di allenamento è strutturata settimanalmente quindi, tiè, care inquiline vi ho fregato.

Ma perché ho scelto YOME? Sì, vabbè ma anche voi i fatti vostri mai! Scherzo, l’ho scelto perché è stato inventato, gestito ed organizzato da tre ragazze (Martina, Claudia e Martina), ed ha, di conseguenza un’impronta femminile, giovane, dinamica e concreta che mi garba abbestia.

Poi perché tutti gli insegnanti si presentano in maniera molto tranquilla senza voler sembrare Nembo Kid (scusate chiudo le condomine nerd, Nembo Kid era un supereroe di un fumetto degli anni anta), e tra questi insegnanti io ne ho adocchiata una della sezione fitness che mi fa morire. In tutti i sensi. Agli allenamenti rischio l’infarto ogni tre per due, alle dirette, rischio di soffocarmi dal ridere. Che detto così può non sembrare bello ma lo è.

Insomma, questa giovane creatura, al secolo Valentina Barbieri, si mette d’impegno a farci il culo nel vero senso della parola. Sia perché, come dicevo, si fa una fatica bestia a starle dietro, sia perché dopo un po’ che le stai dietro hai un culo di marmo. No, io ancora a quel livello non ci sono ma ci si può arrivare. Stanno ancora ridendo a Singapore.

Che poi chissà perché si dice farsi il culo, che il culo si sa, specialmente quello femminile, ha il bruttissimo vizio di sbattere contro a parti del corpo altrui, principalmente alle mani maschili. Quelle povere, piccole, inermi mani che tutto vorrebbero tranne trovarsi quelle mele fastidiose addosso. Però da una parte se il culo facesse, che so, il braccio forse a sua volta toccherebbe parti corporee fastidiose tipo, guance, bocche, denti, facce? Come dite inquiline? Infatti, è da qui che nasce il detto faccia da culo. Può essere ma non divaghiamo.

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Mi sono iscritta ed ho iniziato ad allenarmi e mi fa male la qualunque, anche i calzini fanno male, però anche se fisicamente sono uno zombie, sto ritrovando energia ed un modo di calmarmi del quale avevo maledettamente bisogno.

Tappetino, blocco e bottiglietta d’acqua. La yoga wheel e il torturatore sono per dopo

Tipo quando mia mamma mi chiama, di sabato pomeriggio, durante il diluvio universale 2.0, perché deve comprare il televisore nuovo per la cucina, mamma ma te la tv la guardi in salotto, sì, ma se mi viene voglia di guardarla in cucina? Anzi, quella di salotto la sposto in cucina e quella nuova la metto in salotto così la guardo meglio. Insomma, amore mio, andiamo a comprarla vieni da me, si va con la mia macchina.

E dopo aver camminato sotto la pioggia insieme a Noè e tutta l’arca arrivi e la macchina non parte, beh, ringrazi di aver finito il surplus di fiato nel circuito e nel tabata.

Sicché, ricapitolando, fate sport che fa bene alla salute, allo spirito ed alla tranquillità familiare. Non risolverà tutti i problemi, ma vi aiuterà ad affrontarli molto meglio.

E se proprio volete provare, io vi consiglio YOME, perché mi piace, mi ci trovo bene e non mi sento l’ansia di dovere essere brava, figa, perfetta eccetera eccetera. Mi alleno col mio tappetino, la mia musica trash, i miei tempi e tutte le mie occupanti mentali abusive. E fare felice loro è quasi impossibile.

Poi dopo, ho la scusa dello stretching per spalmarmi di crema Guam profumata. Quant’è buona! E che figata sentire le gambe che “pizzicano” perché la circolazione è stimolata.

Martina, Claudia e Martina sono speciali, io non imparerò yoga ma sto imparando un sacco di altre cose fantastiche. E la Vale, beh, ve l’ho già descritta.

Ah, comunque ci sono anche gli insegnanti maschi, ma di quelli ne parleremo la prossima volta.

Ora vado a smaltire l’acido lattico, ho una fornitura industriale di creme Guam che sembro l’isola giapponese, praticamente mi ci immergo dentro e mi ci rotolo. Ma anche di questo parleremo la prossima volta.

“Il piacere più grande nella vita è fare ciò che le persone dicono che non puoi fare.” [Walter Bagehot]

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