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Gioco di parole, Giovanni Sante

Gioco di parole, Giovanni Sante

Giulia Mastromartino

Se non si fosse capito, io ho un affetto profondo per la nostra Under20, infatti, anche oggi parleremo con uno dei suoi protagonisti. E per farlo andiamo in Francia. Stalker fino in fondo.

Ha salutato il gruppo a fine mondiale, perché è un 2003, mediano d’apertura cresciuto a Mogliano, ha scansato Treviso per approdare a Montpellier dove resterà almeno fino al 2025. È stato uno dei dj della spedizione in Sudafrica, ha un bel calcio, ma soprattutto tanta pazienza nel sopportare tutto il mio condominio mentale. Signore e signori sono veramente felice di presentarvi Giovanni Sante detto Gio.

Ciao Gio, grazie mille per essere qui, benvenuto. Come stai, come sta andando la preparazione, cos’hai fatto oggi? Sempre perché io i fatti miei mai.

Ciao, tutto a posto, la preparazione procede, io ho saltato la prima parte – ma eri già abbastanza preparato dopo il Sudafrica – oggi abbiamo fatto yoga e judo.

Apperò! Voglio venire anch’io a fare la preparazione – ho murato le mie inquiline per non sentire i loro commenti – allora domanda di rito anche a te. Quali sono le tue parole per questo mondiale?

Solo belle parole. È stata. Un’esperienza bellissima, molto dura, ma nel complessa davvero bella ed emozionante. Ed alla fine siamo stati soddisfatti anche del risultato.

Credit Worldrugby

Capisco perfettamente, senti è vero che le canzoni che ti rappresentano sono So far away e i can’t get no Satisfaction?

Non proprio, io sono matto per i Dire Straits e per Mark Knopfer – capite perché io amo questi ragazzi vero? – in realtà la mia canzone è Romeo and Juliet.

E qui mi si è sbloccato un livello di ricordi Supersayan, un blocco intero, avete presente il film Inception? Ecco così. Non dire altro che non ci interessa. Chi ha liberato le mie pazze mentali? Scusate le rinchiudo. Dicevamo, hai già iniziato l’università?

No, lo farò quest’anno. Prima dovevo imparare bene il francese – lo abbiamo già appurato con Nicholas, quanto sia importante questa cosa in Francia – ho preso il B1 quindi ora mi posso dedicare allo studio.

Ma bravo, cosa farai?

Sicuramente scienze motorie, specificamente per il rugby, ma ancora non so in quale modalità, perché se anche mi iscrivessi online, gli esami dovrei comunque sostenerli in presenza. 

Sul corretto uso del congiuntivo mi sono scese le lacrime lo confesso. Hai ancora un po’ di tempo per pensarci. Restando in argomento Francia, c’è una cosa che hai trovato lì che non avevi mai provato in Italia?

Sì, il golf, io non ci ho mai giocato ancora ma ho molti amici che ci giocano e la pétanque, cioè il gioco delle bocce. Qui hanno una passione per le bocce.

Vero, non capisco perché ma è così. Dunque – ho studiato – tu sei un Jig,  un jouer d’intérêt général, non sarai eleggibile per la nazionale francese, ma tra tre anni potrai giocare nel Top14 senza occupare una casella da straniero. Preferivi essere Goldrake con l’albarda spaziale, invece di avere Miva che lancia i componenti? Condomine maledette ma vi sembrano domande da fare che lui è troppo giovane per capire queste battute deficienti? Scusa Gio. Tu come ti vedi in Top14, prima di tutto, ti ci vedi?

Allora non è jig ma gif jouer français, però lo hai spiegato bene – ecco almeno quello e menomale avevi studiato. Inquiline tornate in cantina – io sono qui per quello, cioè per giocare in Top14, ma voglio arrivarci preparato senza forzare i tempi né bruciare le tappe. Farò tutto il necessario per arrivarci, ma voglio arrivarci all’altezza.

Non sei Jeeg sei una Gif, va bene la smetto con le battute da nerd, ho capito. C’è qualche sport che segui da tifoso o appassionato?

Sì, quasi tutti. Tennis, calcio, basket. Lo sport mi piace molto.

E dei giocatori, degli sportivi che ti piacciono ci sono?

Sì, qui mi gioco una combo piuttosto classica, Jonny Wilkinson e Beaden Barrett.

Ottima combo non c’è che dire, ma basta rugby, lì a Montpellier ci sono due siti archeologici, li hai visti vero? Dimmi di sì.

Certo – e ride – no, mai andato.

Beata gioventù, vacci appena puoi perché sono anche dei bei parchi. In centro ci sono sempre i trompe-œil? [murales che creano una sorta di illusione ottica]. Tutte cose che ho visto da giovane.

Sì, sono in centro in una parte della città, sono molto belli. Ti consiglio di tornarci perché è una bella città, non fa mai troppo freddo, ci sono delle belle giornate e il centro è stato ristrutturato.

Quando dico che sono dei tesori ho i miei motivi. Ci sono parole a cui sei particolarmente affezionato?

Questo non me lo ha mai chiesto nessuno – e qui il mio condominio mentale ha gongolato tantissimo – sì, ci sono. Una è il rispetto, me lo hanno insegnato i miei genitori. Poi la perseveranza, il mantenersi costante e non mollare mai a prescindere dai risultati in tutti gli aspetti della vita.

E qui è partita una digressione sull’alternativa di vittorie e sconfitte che ha spaziato dalla nazionale di Julio Velasco ai giorni nostri. Chiusa parentesi.

Ci siamo sentiti mentre stavi partendo per le vacanze. Come sono le tue vacanze?

Io sono uno che stacca. Quest’anno, poi, era più necessario del solito perché venivo da 365 giorni di rugby. Sono arrivato qui a luglio, subito dopo le Summer Series, e non mi sono più fermato. Quindi staccare era vitale. Però alla fine ho sentito la mancanza del rugby.

Ci sono libri o musica nelle tue vacanze?

Musica, quella vera, quella strumentale. Ho una playlist composta da Dire Straits, Mark KnopferEric Clapton e Sting

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Che meraviglia. Usi la musica per affrontare anche le partite?

Sì, la ascolto anche prima delle partite. 

Ed anche per superare i brutti momenti vero? Il metodo Bob Dylan.

Esatto, blowin’ in the wind

Ci siamo capiti. E visto che ti piace così tanto la musica, sai suonare o ti piacerebbe imparare a suonare uno strumento?

Non so suonare, ma mi piacerebbe imparare a suonare la chitarra.

Non saremo ancora bravi col rugby, ma siamo indiscutibilmente una nazionale di artisti. Che obiettivi hai per quest’anno?

A livello personale iniziare l’Università, lato rugby voglio lavorare sulla difesa.

E qui sono uscite le mie condomine bionde. Giova, abbi pazienza, ti ringrazio per la fiducia, ma io non ci capisco nulla, lo sai. Mi devi fare un tutorial. Per fortuna lui ride. 

Allora ti ringrazio, ti lascio alla tua musica così ti rilassi.

Sì, musica e The office – eh?? Riecco le bionde. Noi siamo bionde, è vero, ma tu cos’hai detto? – la serie tv The Office.

Ahaaaa, fingiamo di conoscerla. Tu sei amante delle serie tv?

No, non particolarmente, ma questa mi piace.

Io ho uno strano rapporto con le serie tv, a parte arrivare sempre dopo i fuochi – come si dice a Firenze, cioè tardi – se ne trovo una che mi piace, la guardo tutta insieme. Ma non è importante.

Grazie Gio per la chiacchierata, in bocca al lupo per tutti i tuoi progetti e buona musica.

“I don’t like definitions, but if there is a definition of freedom, it would be when you have control over your reality to transform it, to change it, rather than having it imposed upon you. You can’t really ask for more than that.” [Mark Knopfer]

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