Cos’è un condominio mentale? Un gran casino. Tutti noi sappiamo…
Firenze, 19 Novembre 2016.
Era sabato, io dovevo portare mia mamma a fare la spesa ma prima avevo gli allenamenti in palestra. Ma quella mattina non sapevo che la mia palestra era occupata dalla nazionale di rugby e quando sono arrivata me li sono trovata davanti. Tutti. Ero senza parole, non ero preparata a vederli così da vicino a stirarsi, strecciarsi e allungarsi.
Mi alleno accanto a loro. Per poco perché hanno un programma serrato. Campagnaro, mentre esce, prende per sbaglio il mio telefono, lo guarda e mi guarda. Gli sorrido imbarazzata, sono sudata marcia e rosa paonazzo, “Se prendi il mio telefono poi devi fare anche la spesa con mia madre.”
Lui ricambia il sorriso e mi risponde educato “Ho un impegno importante, altrimenti ci sarei andato.” Mi saluta.
Ho il coraggio di dire un “In bocca al lupo”.
Ero contenta di vedere la Nazionale, adesso sono emozionata come un’adolescente. Non ricordo cosa ho fatto fino al calcio di inizio di quel meraviglioso sabato autunnale.

E siccome sono scaramantica stamattina io e la mamma siamo andate a fare la spesa. Presto, il calcio d’inizio è alle due. Sicché ci dobbiamo muovere.
“Sì, ma vai piano che piove.” Menomale piove qui e non a Genova.
Un Marassi versione ovale accoglie il festante popolo rugbista ed un cielo azzurro sovrasta tutto. Speriamo sia un buon segno.
Questo di oggi è il match più impegnativo dei tre programmati, oserei dire che pensare di vincere è da folli, ma io sono l’amministratrice di un condominio mentale di pazze perennemente in lite tra di loro e con me, quindi perché no? Perché il rugby non è magia e nemmeno romanticismo e noi non siamo pazze, siamo solo molto rumorose. Infatti adesso stiamo cantando a squarcia gola l’inno.
Pronti, partenza, via e il Sudafrica va in meta. Si comincia bene. Questi tagliano il campo, come il grissino fa col tonno rio mare e lasciano noi con quella faccia un po’ così quell’espressione un po’ così, scusate sono stordita, rimettete Paolo Conte a posto. Dicevo, meta non trasformata dagli ospiti 0 – 5.
Bella reazione dei nostri ragazzi che si guadagnano un calcio di punizione, Tommino Allan non sbaglia e siamo 3 – 5, forza dai magari ci si ripiglia.
E invece commettiamo fallo e si piglia calcio contro che Kolbe non sbaglia 3 – 8, maremma ovale! Buone condomine che i ragazzi stanno reagendo vedo Fischetti lanciarsi caparbio su un pallone, il Sudafrica commette fallo, vantaggio per noi, ma non ci accontentiamo, continuiamo e la palla finisce nelle mani e nelle gambe del nostro Ange Capuozzo che si smarca di due avversari e si tuffa in meta. Allan dalla piazzola non sbaglia e siamo 10 – 8.

Giuro che non ho bevuto ma questa Italia è inebriante, io sono a stomaco vuoto e vedo i nostri ragazzi mettere pressione ai campioni del mondo. Ripeto, mettere pressione ai campioni del mondo.
Campioni che accusano la crisi e rispondono al bel gioco italiano con la malizia dell’esperienza, ovvero commettere fallo per interrompere l’azione. Non vi dico le mie inquiline mentali che casino hanno fatto. Sono uscite le calcianti insieme alle rissose. Stasera avrò un’emicrania pazzesca.
E mentre io tengo a bada le mie pazze mentali, Brex e Morisi (prova magistrale la loro) guadagnano un altro calcio, Allan cecchino piazza l’ovale in mezzo ai pali e siamo 13 – 8. Venghino signori e signore venghino a Marassi è in scena il rugby meraviglia, non riesco neanche a scriverlo ma davvero stiamo tenendo testa ai campioni del mondo e mi sembra che i ragazzi facciano meno fatica di me con le mie condomine.
Ovviamente mi sbaglio, perché gli Springboks non sono campioni del mondo a caso, infatti prima guadagnano un calcio e poi arrivano in meta non senza qualche polemica. Infatti il signor Adamson chiede il TMO ribadendo che per lui è meta però vuole vedere se il bravo Morisi sia riuscito a tenere alta la palla. Minuti interminabili nei quali io mi domando ‘Ma se dai meta, che te frega del TMO? Giusto per farci patire.’ Alla fine è meta e pure trasformata. E con la faccia un po’ così e l’espressione un po’ così, che abbiamo noi mentre guardiamo la partita, si chiude il primo tempo sul 13 – 18.

Nella ripresa passiamo da Paolo Conte a Pierangelo Bertoli, è sempre Genova per noi, ma a muso duro.
Gli Azzurri sono solidi e compatti e combattono guadagnando un fallo col solito Capuozzo che Allan trasforma portandoci a meno due 16 – 18. Io mi strozzo con l’ultimo boccone del pranzo consumato nella pausa sotto minaccia di Johnny.
E mentre cerco di non soffocare Kolbe versione Lupin ruba palla al volo a Morisi e si lancia in meta stirandosi un muscolo, così non lo posso neanche insultare. Mai una gioia!
Girandola di cambi per entrambe le formazioni ed inizio dell’assolo Springboks. I Campioni del mondo fanno quello che non hanno fatto nella prima frazione e cioè giocare, trovano tutti i varchi nella difesa azzurra ed al minuto 47 Arendse torna in meta. Libbok, subentrato all’infortunato Kolbe, trasforma per il 16 – 42.
Gli unici che non risentono minimamente di tutta questa agitazione sono i piccioni che si muovono per il terreno di gioco imbrancati ignorando bellamente le implicazioni emotive di questo match. Quanto li sto invidiando non potete capire.
Ma torniamo alla partita, gioco asfissiante del Sudafrica che toglie lucidità ai ragazzi che comunque si buttando e si battono su ogni pallone, pagando un po’ troppo l’inesperienza e la malizia che da essa ne deriva. Ma va bene così, anche questo è rugby e nella mia testa parte Bertoli: “Canterò le mie canzoni per la strada, ed affronterò la vita a muso duro, un guerriero senza patria e senza spada, con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro.”

Ad intercettare le mie discussioni mentali ci pensa Menoncello che, al 65esimo, apre uno squarcio nella difesa avversaria, Allan calcia un traversone per l’accorrente Ioane e Lorenzo Cannone è in sostegno con Ferrari. Ed è proprio il pilone azzurro che viene fermato a pochi centimetri dalla linea di meta, ed ecco allora comparire il giovane azzurro (sì, Lore, lo so che te sei dei Rossi, ma ci siamo capiti dai), che piomba come un rapace sull’ovale e lo schiaccia in meta. Affronterò la vita a muso duro, appunto. Allan non trasforma e siamo 21 – 42.

Negli ultimi dieci minuti succede di tutto, il Sudafrica torna in meta altre tre volte, triplicando i punti degli azzurri. Padovani, subentrato a Bruno, è costretto ad uscire dal campo in barella per un colpo alla testa. Alla fine chiudiamo stanchi, sfiniti, ma fieri per il lavoro svolto.
Ed a fine match vedo tante maglie azzurre scambiate con maglie verdeoro, ma soprattutto sento le parole calorose di Kolisi che ripete elogi a profusione per i nostri ragazzi indossando la maglia di capitan Lamaro e gesticolando non poco. Direi che è pronto per il debutto con l’Italia.
Marcatori: PT 1’ m. Arendse, nt (0-5); 7’ cp Allan (3-5); 9’ cp Kolbe (3-8); 11’ m. Capuozzo, t. Allan (10-8); 20’ cp Allan (13-8); 25’ cp Kolbe (13-11); 29’ m. Mbonambi, t. Kolbe (13-18). ST 44’ cp Allan (16-18); 45’ m. Kolbe, nt (16-23); 47’ m. Arendse, t. Libbok (16-30); 54’ m. Smith, t. Libbok (16-37); 62’ m. Marx, nt (16-42); 65’ m. L. Cannone, nt (21-42); 68’ m. Kitshoff, t. Libbok (21-49); 72’ m. Willemse, t. Libbok (21-56); 79’ m. Reinach, t. Libbock (21-63)
Che dire il gap tra noi ed il Sudafrica c’è ed è ancora molto profondo, ma questo gruppo ha dimostrato di avere gioco ed un alto potenziale che, una volta espresso, può mettere in crisi anche i campioni del mondo. E poi sarà che Genova è una città di mare ed a me le città di mare piacciono sempre tanto, anche se sentire Zena mi fa venire l’orticaria, ma per una questione di Calcio Storico Fiorentino, comunque questo gruppo c’è, è presente, solido ha gioco e tanto potenziale. E quando lo sviluppa è capace di mandare in crisi anche i campioni del mondo. Cheers.
“Un vincitore è un sognatore che non si è mai arreso.” (Nelson Mandela)
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Cos’è un condominio mentale? Un gran casino. Tutti noi sappiamo cosa sia un condominio, ma cosa succede quando una moltitudine di personalità occupa abusivamente la tua mente?


