Cos’è un condominio mentale? Un gran casino. Tutti noi sappiamo…
In questa rubrica tratteremo i casi umani in cui inciampa o è inciampato il mio condominio mentale.
Qualche giorno fa ho accompagnato mia mamma ad una visita medica. Si sa, quando i genitori crescono, con i figli adulti e la pensione in tasca, tornano ragazzini.
Mia mamma, infatti, ha deciso di ballare la break-dance in casa e, dato che non è mai stata brava come ballerina, si è fratturata il polso sinistro.
“Macché dici strulla!” È stata la sua risposta a questa mia affermazione.
“Mi si è rigirata la ciabatta e sono scivolata.” Commenta passandomi borsa e giubbotto prima di sedersi.
“Appunto mamma, volevi fare la spaccata e tornare su proprio come i migliori street-dancer.” E rido.
“Non è carino ridere delle disgrazie altrui, meno che mai quelle di tua madre.” E prova a minacciarmi col gesso, ma siccome è pesante, il braccio le rimane a mezz’aria.
“Stai ferma. Si erano raccomandati, peraltro inutilmente, che tu tenessi il braccio in scarico e non lo sforzassi troppo.”
“Infatti, sono stata ferma.”
“Ferma un corno – ho censurato le mie inquiline mentali, perché la mamma farebbe bestemmiare un santo, ma non sopporta il turpiloquio – in una settimana di gesso ti sei fatta tre volte la doccia ed hai pulito gli armadi.”
“Ho usato il braccio buono.” Mia madre è la manifestazione vivente della legge della caffettiera: prima di fare qualsiasi cosa, bisogna brontolare.
La discussione viene interrotta da un nerboruto infermiere che si piazza in mezzo alla stanza urlando
“Chi è l’appuntamento delle dieci e quarantacinqueeeeee!”
“Che ha da urlare questo?”
“Mamma l’età media qui è centoventi anni, per forza urla – mi alzo, sperando smetta – siamo noi.”
“Scusate ma per privacy non possiamo chiamarvi per nome. Mi dia la radiografia, segno che ci siete. Avete un altro davanti a voi.”
Torno a sedermi al mio posto e vedo che mia mamma ha attaccato bottone con una signora ancora più acciaccata di lei ed un signore con il braccio al collo. Stanno facendo la conta dei danni, ma almeno così passano il tempo e io posso leggere un po’.
Prendo il libro, riprendo da dove ero rimasta e mi concentro.
Tempo tre pagine e sento qualcuno picchiare insistentemente alla porta dell’ambulatorio. Cioè buttala giù visto che ci sei.
Si affaccia il solito infermiere.
“Che ha bussato per caso?” Rivolto all’uomo in piedi sull’uscio.
“Devo fare la visita.” È la risposta. Ma dai giura? Noi, invece, siamo in gita turistica.
“Come tutti. Si metta in fila e aspetti il suo turno.” E chiude la porta.
A quel punto, sto genio del male, si guarda intorno e vede la platea ottuagenaria osservarlo con un misto di curiosità e perplessità.
“Anche voi per l’ortopedico?”
“Considerando che sono tutti con braccia ingessate ed articolazioni bloccate direi di sì.” Io.
Secondo te siamo qui a fare cosa? La versione geriatrica di Meetic? Condomine e voi che ne sapete di Meetic?
Me lo dite dopo. Adesso osserviamo il caso umano di turno. Quello che non vede un prete sulla neve. Siamo in una sala d’aspetto davanti all’ambulatorio di ortopedia, siamo seduti, molti sono ingessati, come ti viene in mente che sia il tuo turno?
Non solo, visto che ti danno l’orario dell’appuntamento, cosa vieni a fare prima?
“Ma guarda questo! Che vuole anche saltare la fila? Se mi passa davanti gli tiro una gessata.” Poi mi stupisco delle mie inquiline irascibili. Chissà da chi avrò preso.
Dal nonno materno, il cui soprannome era mattia, perché, narrano che fosse colpito dai 5 minuti di follia totale, in cui dava di matto.
“Buona mamma, nessuno ci passerà avanti.” Rimetto a posto il libro, tanto ho capito che oggi non si legge.
Si apre la porta, esce una signora claudicante. Io aiuto la mamma ad alzarsi, prendo la sua roba e la mia. Mia mamma punta la porta dell’ambulatorio e parte a razzo, ma un paio di metri prima si ferma, guarda il signore di prima e brandisce il gesso.
Mia madre è una maestra elementare in pensione, il gesso sulla lavagna era la sua arma in classe, il gesso sul braccio è la sua arma attuale.
Morale della favola, non importa che tu sia intero o infortunato, l’importante è che tu volga la situazione sempre a tuo favore. Ecco perché bisogna studiare.
“La gente è il più grande spettacolo del mondo. E non si paga il biglietto.” [C. Bukowsky]
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Cos’è un condominio mentale? Un gran casino. Tutti noi sappiamo cosa sia un condominio, ma cosa succede quando una moltitudine di personalità occupa abusivamente la tua mente?


