Cos’è un condominio mentale? Un gran casino. Tutti noi sappiamo…
Restiamo sempre con la nostra Under20. Dopo il pilone che non ti aspetti, oggi usciamo dal pacchetto degli avanti ed andiamo un po’ più indietro.
Classe 2004, 19 anni compiuti al ritorno dal mondiale. Rugbisticamente impegnato tra Parma e Viadana, direttamente dalla spiaggia di Marina di Massa, il nostro rubacuori, l’apertura più estrema che conosca (sempre meglio con le battute), il tombeur de femmes della nostra nazionale. Signori e signore, ragazzi ma soprattutto ragazze, per la gioia di mia mamma, oggi è con noi Simone Brisighella.

Ciao Simo, che piacere sentirti. Grazie per essere qui.
Piacere mio.
Cominciamo con la domanda classica, mi dici le tue parole su questo mondiale?
Incredibile, un’emozione molto forte, provante dal punto di vista emotivo.
Ci credo, è stato un ottovolante di emozioni, però importante anche dal punto di vista formativo non credi?
Sì, è stato molto formativo, un’esperienza che mi ha insegnato tanto e mi ha fatto crescere.

Che sensazione è stata ricevere anche i complimenti della nazionale maggiore?
Molto bello. Perché li ho sempre guardati da piccolo, e sentire i loro complimenti mi ha fatto molto piacere.
A proposito di emozioni, com’è stato, invece, il passaggio di consegne con i ragazzi che hanno lasciato il gruppo?
Eh..dura. È stata dura, commovente, abbiamo pianto, ma sai i legami restano anche se ci vedremo meno saremo sempre legati.

Io piango a sentire il racconto, t’immagini fossi stata lì, mi disidratavo.
Anche la tua fidanzata gioca a rugby, ma voi ne parlate oppure ne avete abbastanza e preferite cambiare discorso?
È bello avere accanto una persona che capisce quello che vivi e ti sostiene sempre. Però cerchiamo di non parlare troppo di rugby.
Bravo, ottimo compromesso. Adesso che sei in ferie (e che io, tanto per cambiare, sono a rompere le scatole), riesci a rilassarti? Vieni da una stagione molto impegnativa, tra Sei Nazioni, campionato e mondiale.
Sì mi rilasso. So che staccare è importante, quindi, anche se stare lontano dal campo e dalla voglia di piazzare è difficile, stacco. In modo da ripartire carico al rientro.

A proposito di rientro, i tuoi prossimi obiettivi?
Adesso inizio con l’Accademia delle Zebre a Parma, poi Viadana, dove spero di debuttare nella SerieA Élite ed infine l’Università.
Cos’hai scelto?
Scienze motorie, per restare in tema sportivo.
Bella scelta. Ma torniamo alle parole, come avete affrontato le brutte parole che avete incontrato al mondiale?
Restando uniti. Perché siamo un gruppo e quello che è successo lo sappiamo solo noi – e qui il mio condominio mentale ha intonato Vasco Rossi con siamo solo noi. Le cose del gruppo restano nel gruppo. Tu sai cosa fai e questo è l’importante.
Mi sembra giusto ed è anche quello che si percepiva nel gioco. La vostra intesa, le vostre giocate, sono state frutto di un linguaggio non parlato.
Sì, quando siamo scesi in campo col Sudafrica, Casilio aveva addirittura previsto che sarebbe stato il man of the match – interessante chiediamogli un sei al Superenalotto, condomine state calme. Lo sentivamo che ce la potevamo fare, ed anche con la Georgia sentivamo che c’era qualcosa che non tornava.
È il bello degli sport di squadre giovani. La capacità di amplificare le emozioni. Io a quelli perennemente freddi e distaccati credo poco.
Io uno così lo conosco. E ride.
Sì anch’io, lo conosco quello lì, ma lui è un Terminator. E ridiamo.
Poi sai dipende anche molto dall’esperienza di gioco che hai, che ti aiuta ad affrontare le situazioni critiche.

Infatti, come si diceva, è stata un’esperienza molto formativa. Senti visto che sto interrompendo le tue vacanze e mi annoio da sola a parlare di tecnica – tanto non ci capisci nulla, sempre gentili condomine – mi dici qual è il tuo piatto preferito?
Le lasagne di mia nonna – apperò buongustaio – anche se adesso non ho più il tempo di cucinarle con lei, cucinavamo lasagne e dolci.
Vabbè adesso te le gusti. E continuando a farmi i fatti tuoi, se tu non fossi un rugbista?
Difficile, perché a me il rugby piace tantissimo, comunque forse sarei un portiere. Ma no, sarei un rugbista.
Bravo ed appassionato, allora dimmi cosa dovrebbero prendere gli altri sport dal rugby?
La passione e l’unione. Quando arrivi in meta, che tu esca da una maul o da un’azione solitaria, hai tutta la squadra che viene a festeggiarti. Ma quando un attaccante fa goal, al massimo si complimentano con lui un paio di compagni di squadra.
Interessante osservazione, io avrei detto il terzo tempo. Ma perché la maggior parte delle mie occupanti abusive mentali sono alcolizzate. Restando in tema gioco, visto che ti piace farmi impazzire passando da apertura ad estremo, mi dici quale dei due preferisci?
Mi piacciono entrambi e mi trovo bene in entrambi.
Grazie, io già faccio fatica a seguire le fasi normali, te ti diverti anche a farmi i trabocchetti. Per chiudere ti chiedo, se ti chiamassero dall’estero quale campionato ti piacerebbe?
Non mi piacerebbe – ah no? – ora devo imparare, sarebbe troppo presto. Adesso inizio con l’Accademia delle Zebre, poi mi faccio un po’ di esperienza e vediamo. Come Paolo Garbisi, a piccoli passi si arriva dappertutto.
E con questa sono due su due a lasciarmi senza parole il che è più che positivo. Questi ragazzi sono davvero eccezionali. Sì, loro assolutamente eccezionali, ma te stai invecchiando. Condomine io vi muro vive sappiatelo.
Grazie Simone, in bocca al lupo per tutto e una teglia di lasagne anche da parte di mia mamma tua grande fan.
“Se la vita è un gioco, il rugby è una gran bella maniera di viverla.” [Mirko Petternella]
What's Your Reaction?
Cos’è un condominio mentale? Un gran casino. Tutti noi sappiamo cosa sia un condominio, ma cosa succede quando una moltitudine di personalità occupa abusivamente la tua mente?


