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Il Wacky Races dell’Under20

Il Wacky Races dell’Under20

Giulia Mastromartino

Un’Italia troppo cuore ed impulsività fa e disfa tutto in quel di Gloucester dove l’Inghilterra si riprende la rivincita dopo due sconfitte consecutive.

Credit web

Dopo un primo quarto in cui i padroni di casa non ci hanno fatto vedere boccino, i ragazzi di coach Brunello si ricordano chi sono e cosa sanno fare e lo fanno, ma a tratti. Infatti, nonostante, una mischia dominante ed un David Odiase, santo subito, impressionante, non mantengono la continuità ma, soprattutto, la lucidità. Troppi errori banali ed un’infinità di regali immeritati portano gli inglesi in vantaggio due volte. 

La reazione dei nostri ragazzi arriva al minuto 23, i fratelli Slang dirigono la nostra mischia trasformandola nella Macigno Mobile e macinando metri, asfaltando la prima linea ospite ma commettendo anche fallo. Restiamo in mischia, recuperiamo palla con Aminu che la porta oltre la linea, meta. Sante si fa stoppare la trasformazione, io reagisco peggio di Blanco e restiamo 12 – 5. 

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Riparte il Wacky Races [la corsa più pazza del mondo ndr], ottima difesa degli Azzurri ma Chessum e compagni sono tignosi e rapidi. Botta e risposta di Harris e Sante dalla piazzola ed allo scadere della prima frazione un calcio di liberazione sbagliato porta il XV di casa nuovamente in meta 20 – 8. Per disperazione vado a sentire le cover di San Remo e per fortuna trovo Lazza che mi spara un’esecuzione magistrale quasi profetica ‘La fine’. Sì, la fine del mio sistema nervoso. 

Per fortuna mi sbrogliano gli Articolo31 che si mettono a far saltare l’Ariston al grido di ‘Un urlo per gli Articolo31’. Io ne ho cacciati sette, otto, per sicurezza.

Credit Italrugby

Nella ripresa i nostri ragazzi si trovavano ancora con due uomini in più, riescono ad arrivare in meta, ma i padroni di casa versione Armata Speciale, mantengono il controllo della situazione riuscendo ad arginare il danno con la meta di Cunningham, cui risponde Aminu, doppietta per lui. Ma diamine, amori miei, siamo due di più e questi si sono moltiplicati. Io mio arrendo. Proviamo a giocare noi in 13. Il mio condominio mentale alza bandiera bianca e va a bere. 

A parità numerica ristabilita l’Inghilterra prova a dare la mazzata finale con Fasogbon, ma i nostri ragazzi si rifanno sotto con Bozzoni, Bruniera non trasforma e finiamo 32 – 25. 

Io sono finita alla neuro nel frattempo. Però non essendo più ventenne anch’io, ho capito che la miglior cosa da fare adesso è alzare la mano e dire ‘Ok, ricominciamo’ tipo Grignani. Il 9 febbraio è stato il compleanno di Julio Velasco, mitico allenatore della generazione dei fenomeni. Così ho deciso di dedicare le sue parole ai nostri ragazzi che sono bravi, perché sono bravi, ma sono anche giovani e come tutti i giovani possono solo migliorarsi.

Chi fa sport sa che non si può vincere sempre. L’eccezione è vincere sempre. La cosa normale è l’alternanza tra le vittorie e le sconfitte. 

Io ho sempre detto che sono molto orgoglioso della nazionale che ha vinto due Mondiali, due Europei, ecc. ma sono altrettanto orgoglioso della squadra che ha perso l’Olimpiade di Barcellona. Per un motivo: perché ha saputo perdere. Quando noi abbiamo perso, non abbiamo detto: è colpa dell’arbitro, siamo sfortunati, la Federazione non ci ha appoggiato, è colpa di un giocatore o dell’allenatore o del dirigente. Abbiamo detto: l’avversario è stato più forte di noi, punto e basta. Noi abbiamo costruito una mentalità con la squadra combattendo quello che noi chiamiamo “la cultura degli alibi”. Che cos’è un alibi? 

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È spiegare che non riesco a fare una cosa non perché io non ci riesco ma per una cosa per la quale io non posso fare niente, non la posso modificare. Io non è che non riesco a vincere perché non sono stato il più bravo, c’è sempre qualcosa di più grande che io non posso fare. Questi alibi noi li abbiamo combattuti.

Io l’ho già detto molte volte: noi non siamo la squadra dei sogni, noi siamo una squadra che sogna. Sogna di vincere un’Olimpiade e faremo tutto per vincerla. Se non ci riusciamo, non ci considereremo però dei “perdenti”; sapremo però che abbiamo fallito un obiettivo e aver fallito un obiettino non vuol dire che siamo nella merda della storia. 

E questo è altrettanto valido soprattutto per i giovani: voi dovete cercare di vincere il più possibile ma non crediate a quelli che vi dicono che il mondo si divide tra vincenti e perdenti. Il mondo, secondo me, soprattutto si divide tra brave e cattive persone. Questa è la divisione più importante. Poi tra le cattive persone ci sono anche dei vincenti, purtroppo, e tra le brave persone ci sono purtroppo anche dei perdenti. 

Marcatori: PT 9’ m. Harris, n.t. (5-0); 14’ m. Ma’asi-White, t. Harris (12-0); 23’ m. Aminu, n.t. (12-5); 30’ c.p. Harris (15-5); 34’ c.p Sante (15-8); 38’ m. Elliott, n.t. (20-8). ST 47’ m. Gallorini, t. Bruniera (20-15); 55’ m. Cunningham-South, t. Harris (27-15); 65’ m. Aminu, n.t. (27-20); 75’ m. Fasogbon, n.t. (32-20); 79’ m. Bozzoni, n.t. (32-25)

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