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La relatività dell’età

La relatività dell’età

Giulia Mastromartino

Come ho già detto altre volte io da grande voglio fare la scrittrice. Nel frattempo, per vivere dignitosamente faccio un altro lavoro, e lo faccio da parecchio tempo perché ho capito cosa volessi fare da grande qualche anno fa. Ebbene sì lo confesso, essendo nata bionda sono un po’ tardiva per certe cose.  Comunque, negli anni ho acquisito una certa esperienza nel lavoro che faccio, motivo per cui è arrivato il fatidico giorno in cui sono stata chiamata a trasmettere parte della mia conoscenza ad un mio collega.

Ovviamente un collega più giovane sia di età che di esperienza, anche perché se fosse stato esperto su cosa lo avrei dovuto formare? Però non uno neoassunto, un già lavorante in altro settore e questo mi ha tranquillizzata non poco. Essendo, però, due settori differenti ho voluto fare una battuta per sdrammatizzare. Me ne sono uscita, così, con un: “Benvenuto in questo nuovo mondo. Noi siamo in un nuovo quadrante, adesso verrai assimilato, ogni resistenza è inutile.”

Sì, condomine, lo so è una battuta da nerd navigati, l’ho capita solo io, state calme che adesso lo spiego. Essendo, appunto, nerd, ho usato una citazione della serie Star Trek, nello specifico, serie Picard. Quando il buon comandante Jean Luc si trova di fronte i Borg, degli umanoidi cibernetici, amorosi come Erode coi bambini, che avevano il vizio di, assimilare appunto, cioè distruggere tutte le forme di vita che incontravano, trasformandoli in essere amorfi, come loro.

Insomma, faccio la battuta, lui mi guarda educatamente senza proferire parola mentre buona parte delle mie condomine si sono suicidate per l’imbarazzo. Alche per recuperare il momento di impasse, rispondo “Sei troppo giovane per capre. Vieni ti offro un caffè. Ho comprato le cialde della Nespresso, edizione limitata Millenium, giusto per te che sei un millenial.”

E qui è partita in sottofondo la sigla di Ken ShiroMai, mai, scorderai l’attimo, la terra che tremò, l’aria s’incendiò e poi, silenzio.’

Questa creatura mi guarda sorridente e, sempre con educazione, mi risponde “Non sono un millenial, sono nato nel 1997.”

No Ken, niente silenzio, è suonato a morto proprio. MILLENOVECENTONOVANTASETTE!!! Io ho iniziato a lavorare in azienda nel 1999!

No, Maria chiudi tutto. Mi si è ammutolito pure il condominio mentale. Tutte, mute, immobili, pietrificate, che Medusa scansati proprio.

A questo punto le opzioni erano due, o scappare piangente, ma stavo lavorando e sarebbe stato abbandono del posto di lavoro ingiustificato; oppure, fingere con nonchalance che la cosa non mi toccasse, e continuare con calma, dignità e classe. Insomma, tutte le cose che non ho.

Ovviamente ho scelto la seconda, ho recuperato dalla borsa il ventolin e gli ho offerto il caffè.

Appena uscita dall’ufficio chiamo mia mamma in cerca di conforto.

“Mamma oggi ho fatto formazione ad un collega del ’97. Mi è preso malissimo.”

“Che sarà mai, i miei alunni erano molto più giovani.”

“Mamma, ma tu eri una maestra elementare, per forza erano piccoli!”

“Eh allora? La cosa non è mai stata un problema per me. E adesso qualcuno è anche più vecchio di te, figlia mia.”

“Ma quello mamma, perché sei un immortale come Duncan McLeod del clan dei McLeod.” Tanto per restare in ambito nerd.

“Chi?”

“Niente mamma, il personaggio di un film. L’immortale.”

“Mi ci manca l’immortalità. Sai che noia restare al mondo, tanto tutto cambia per restare uguale. Gira e rigira torna tutto come prima, la moda, le canzoni, il cibo, a parte i bischeri, quelli cambiano, nel senso che ogni epoca c’ha il suo.”

“Ecco appunto. Vabbè però mi ha fatto impressione mamma.”

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“Figlia mia abituati, stai passando dalla parte di quelli che hanno già visto un po’ di cose,”

“Grazie mamma, anch’io ti voglio bene.”

“Lo so, ma non è un dramma, guarda il lato positivo, sai già come va a finire.”

“Quindi ogni volta che un giovane uomo, o una giovane donna mi dirà “Signora”, so già che gli risponderò con la stessa calma di Godzilla quando scopre che gli hanno distrutto il nido, e lo tratterò malissimo.”

“Ma cosa vuoi godzillare, alla tua età – ancora, e ride – muoviti a tornare a casa che ti devo fare vedere una cosa che ho comprato.”

“Cosa hai comprato?”

“Delle scarpe.”

“Arrivo.”

Perché se io sto diventando grande, mia madre è nel pieno dell’adolescenza.

Non si smette di ridere invecchiando, si invecchia quando si smette di ridere.” [George Bernard Shaw]

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