Cos’è un condominio mentale? Un gran casino. Tutti noi sappiamo…
Jacopo Merlin, 30 anni, veneto, seconda linea, ex rugbista, fisioterapista di professione, allenatore di passione. Timido, a tratti scontroso e scorbutico. Molto serio e professionale, temuto ed amato dai suoi ragazzi. Condivide la scena con Nicolò nel mio racconto ‘Dai gioca con me‘ che trovate qui. Nessun rugbista è stato maltrattato per la scrittura di questo racconto.
Non vi dico altro se non buona lettura.

Ora io vorrei sapere chi è quel cretino che ha incastrato il suo motorino con la mia bicicletta. Non solo non sanno guidare e corrono come matti, ma sono parecchio scarsi anche nei parcheggi. Adesso vedi dove te lo lancio questo trabiccolo.
Inizio a districare l’incastro dei due mezzi, quando dietro di me una voce tranquilla ma dal tono tagliente sentenzia.
“Senti brindellone hai intenzione di smontarmi lo scooter?” Una ragazza, bionda, alta e magra mi sta fissando in modo poco amichevole.
“Tu hai parcheggiato così?”
“Sì, perché?” Perché è un parcheggio del cazzo ecco perché e me lo chiedi pure? No, aspettiamo cerchiamo di essere educati.
“Perché lo hai incastrato addosso alla mia bicicletta rischiando di romperla.” Mona che non sei altro.
Lei mi guarda, poi guarda la bicicletta, aggrotta le sopracciglia.
“Hai ragione scusa. Ero di corsa e non ho fatto attenzione. Aspetta che te lo sposto.” Si avvicina, gira la chiave e lo sposta portandosi dietro anche la mia bici.
“Ferma ziobon! Faccio io.”
Mi guarda e scoppia a ridere. Che cazzo ridi?
“Scusa ma come parli?”
“In italiano.” E continua a ridere.
“Sarà pure italiano ma mi sembra un italiano parecchio strano.”
“Disse quella che si mangia le c, strascica le g e pronuncia la t all’inglese.” E sorvolo su guida e parcheggi.
“Senta sua acidità, le offro un caffè in segno di pace. Accetta?”
“L’accetta te la meriteresti in testa. Ma va bene, solo perché ho avuto una lezione pesante.”
“A chi lo dici, io mi sono sciroccata pedagogia e adesso mi sento molto vicina ad Erode.”
“Ero anch’io a quella lezione.”
“Anche te a scienze motorie?”
“Sì, anch’io.”
“Sei in pari con gli esami?” Che te frega?
“Ovviamente no. E tu?”
“Ovviamente sì. Dai che insieme al caffè ti offro i miei appunti così ti agevolo i risultati.”
“Grazie. È così forte il senso di colpa per la mia bici?”
“No, per niente, ma dato che seguiamo le stesse lezioni, potrà capitare che il mio scooter finisca accanto alla tua bici.” E ride.
“Accanto o addosso?”
“Come sei noioso.”
“Come sei noioso Merlo!” La mia amica protesta, mentre attraversiamo il corridoio che unisce il suo studio al mio.
“Non sono noioso, sono realista. Quella la devi mollare una volta per tutte, tanto finite sempre a litigare come due pazze. E io finisco nel mezzo. E non ho voglia di sorbirmi le tue pazze.” Nel frattempo, siamo arrivati alla macchinetta del caffè.
“Le mie pazze, LA mia pazza. È una sola e non è poi così pazza.” Mi gira intorno tipo gatta, mentre carico la cialda.
“Ed è pure troppa. No, Serena se tu vuoi stare con una donna totalmente priva di equilibrio psichico, sono fatti tuoi. Ma io no, non ci voglio stare. Neanche a cena.” La cialda ha prodotto un ottimo caffè che mi gusto in silenzio.
“Rettifico. Non sei noioso, sei stronzo.” Mi lancia dietro qualcosa di non ben definito che, nel dubbio, scanso.
“Mai negato il contrario. E poi stasera sono a cena con la squadra, quindi non posso presenziare al vostro ennesimo scontro.” Serena mi guarda furiosa da sotto le lunghe ciglia.
“E che avete da festeggiare?”
“Il fatto che nessuno di noi abbia una fidanzata sociopatica con scissione multipla di personalità, peraltro, perennemente in lite tra loro.” Concludo con un ghigno di soddisfazione.
“Sei una merda.”
“Vedi sopra.” Ora mi picchia.
“E comunque almeno io con la mia ragazza ci interagisco. Non ci sto per soddisfare la felicità di qualcun altro. Se proprio mi devo esaurire che sia per una che piace a me, non a tutto al resto del mondo tranne me.”
“Insultare me e la mia ragazza non ti porterà a niente.”
“Ti sbagli. Primo, non vi sto insultando, vi sto descrivendo, secondo, sto solo dimostrando che io forse – la fisso di colpo – ho detto forse, razzolerò male, ma almeno non predico.” Mi scappa una risata.
“Che cazzo ridi?”
“Vorrei essere come te.” Ammetto pacificamente.
“Ed esattamente come sono?”
“Così, impetuosa e passionale.”
“Ah – ammette delusa – mi aspettavo un: meravigliosa, eccezionale, stupenda, praticamente perfetta. Una dea.”
“Vai in mona tu e la dea. Sai benissimo quello che intendo, io non riesco ad esprimere la mia emotività. Io sono dannatamente ibernato.”
“Perché non hai ancora trovato la tua persona. Non appena la troverai vedrai che tu usciranno tutte le emozioni, caro il mio abominevole uomo delle nevi.”
“Ora sono uno Yeti?”
“Con quella barba che ti ritrovi puoi scegliere, o lo Yeti, o Barbabarba il figlio nero e peloso di Barbapapà.”
“Nero e peloso. Sembro un neo – Serena ride di gusto – Vabbè, io vado al campo. Ci vediamo domani. Buona serata.”
Un allenamento coi ragazzi è quello che mi serve per liberare la testa dai pensieri fastidiosi. Che poi oggi è una bella giornata quindi allenarsi sarà anche più divertente.
“Merlo muoviti che dobbiamo andare a cena. Ma perché sei sempre così lento?” Jack in piedi sulla porta mi guarda sorridendo.
“Non sono lento, hanno lasciato un casino che metà basta qui in fisioterapia.” In realtà non ho voglia di andare a cena tutti insieme, sono stanco e vorrei stare a casa da solo.
“Hai litigato con Alessia vero?” Il suo tono è calmo ma deciso.
“E tu come fai a saperlo?”
“Perché ogni volta che litigate, ti chiudi qui. E ultimamente sta capitando troppo spesso. Lo sai come la penso, se un tuo problema arriva al campo, allora è anche un mio problema. Che succede Jacopo?” Quando Jack mi chiama per nome significa che sta parlando a me e non al suo vice. Ma soprattutto che non gli devo dire cazzate.
“Jack non lo so, ultimamente litighiamo spesso. Lei è insofferente, ha iniziato a parlare di concretizzare il rapporto, che dopo tanto tempo che due stanno insieme o si sposano o si lasciano. Inizialmente credevo fossero i soliti discorsi ma adesso è martellante. Inoltre, ci si sono messi anche i genitori, cioè i suoi a fare pressione.” Le mie parole sono un lamento, non mi piace affatto lamentarmi, ma sono davvero esausto. Quello che fa Alessia è uno stillicidio.
“Dimmi solo una cosa. Tu ti vedi sposato con lei?” Non ci penso neanche.
“Lo sai l’idea di famiglia mi piace, anch’io ne vorrei una, ma fatto così sembra più un dovere che non un piacere.”
“Rispondi alla domanda.”
“Ho risposto.” Veramente no.
“Assolutamente no – ecco – ti ho fatto una domanda precisa.” A sapere la risposta te lo direi.
“Non lo so Jack. Non lo so davvero. Sento che c’è qualcosa che mi sfugge e finché non capisco cosa sia non mi sentirò tranquillo.”
Jack mi guarda ma non commenta. Fa un profondo respiro.
“Allora ti devi distrarre, mettiti il giubbotto e andiamo a mangiare che ho una fame bestia. A tutto il resto ci pensi domani.” Mi dà una pacca sulla spalla che mi sposta, mentre mi convinco ad andare con lui. Fuori ci aspettano un paio di ragazzi della seconda squadra, appena ci vedono si mettono in moto, nel vero senso della parola.
“Jack possiamo lasciare le borse nella tua auto?”
“Certo che sì, mettetele dietro – e fa scattare la serratura col comando a distanza – ci vediamo là.” Il suo consueto tono allegro stasera mi irrita un po’, colpa del mio malumore, che devo mettere da parte perché i miei problemi, nonostante quel che dice Jack, sono solo miei.
I ragazzi partono con gli scooter e noi saliamo in auto. Il mio telefono rumoreggia. Chi cazzo è adesso?
“Pronto!” Ringhio.
“Ottimo umore anche stasera Brontolo.” Una voce tagliente riesce a farmi sorridere.
“Ciao Sere.”
“Senti, cambio programma, io sono a cena in un bel posto con gente un po’ ordinaria ma tranquilla, che fai mi raggiungi?”
“No, sto andando a cena con la squadra.” La mia voce è mono tonale.
“Anche meno entusiasmo.”
“Sono solo stanco ed ho fame.” Che è parzialmente vero.
“Certo, come no. A domani.”
Per fortuna il locale è carino, ci servono subito un ottimo antipasto. Anche se siamo arrivati in auto c’è qualcuno che arriva dopo di noi. Vedo Riccardo fermarsi ad un tavolo poco distante da dove siamo seduti, sta salutando qualcuno. Diciamo qualcuna, e pure bella. Ma chi è?
Capelli mossi, castani, decisamente molto più grande di lui, bel sorriso, meraviglioso sorriso, vorrei vedere quella bocca più da vicino. Sembra che si conoscano bene, sarà una parente e con un culo da infarto.
“È lei Ricky?” La voce di Jack mi riporta brutalmente alla realtà.
“Sì, Jack. È lei.”
“Lei chi? La conosci?” Falla conoscere anche a me.
“No, Merlo. La conosce Riccardo, è la sua consulente. Sai queste dottoresse che ti aiutano a raccapezzarti nella vita quando non ci capisci più nulla? Forse dovresti parlarci un po’ anche te. Sai mai ti aiutasse a tranquillizzare quella testa dura che ti ritrovi.” Fosse solo il problema della testa. È il cuore che è duro come la pietra ed arido come il deserto.
“Sono senza speranza io.” Ostento tranquillità ma dentro ho una tribù di scimmie che alimentano la mia curiosità.
“Stavo pensando che quasi quasi potrebbe seguire un po’ la squadra. Con lui ha fatto un ottimo lavoro.”
In effetti ho visto la trasformazione di Riccardo nell’ultimo periodo, dev’essere in gamba la ragazza.
“Ragazzi sono felice di presentarvi una persona che sono sicuro apprezzerete molto, la Dottoressa Gessini ha infatti accettato la nostra proposta di collaborazione. Perciò benvenuta!”
Sento un gran fracasso, stanno tutti salutando la stessa persona, nello stesso momento, con la bocca occupata e della birra in mano.
Per tutta risposta la nostra nuova consulente, dopo un paio di sorrisi di circostanza, batte in ritirata. Come biasimarla, chissà se ha mai avuto a che fare con una banda di energumeni che si rotolano nel fango, prendono mazzate a destra e sinistra e poi bevono insieme tutti contenti.
La buona educazione prima di tutto Merlin, andiamo a presentarci prima che scappi, sei pur sempre il secondo allenatore.
“Dottoressa mi scusi se non mi sono ancora presentato.” Mi avvicino piano.
Si volta di scatto sorpresa e finalmente posso ammirare da vicino il suo viso. Grandi occhi marroni che adesso sono spalancati per lo stupore, una chioma di riccioli anarchici le incornicia il volto, un leggero rossore le colora le guance, ma la cosa che mi stende è la sua bocca. Cazzo se è bella. Piena, regolare e soprattutto, senza rossetto. Mi piace il rossetto, ma in questo contesto avrebbe stonato.
“Molto piacere io sono Jacopo Merlin, il secondo allenatore.” Non sai quanto piacere.
“Ciao piacere, Rossella e ti prego dammi del tu.” Nonostante la sua palese difficoltà si comporta in modo del tutto naturale, spontaneo. Mi piace.
“Allora piacere Rossella.” Ed ha anche una bella presa solida, mani morbide e curate.
Si stacca dalla mia mano, mi saluta con un cenno della testa e se ne va.
“Ci vediamo presto.” E mi accorgo di sperare che sia abbastanza presto.
Manca poco al termine, dobbiamo mantenere il possesso palla senza fare fallo. Eccoli che avanzano, tranquilli. Placcaggio, no cazzo. Ho detto niente fallo.
L’arbitro fischia e la loro apertura calcia. Merda, ha guadagnato la metà campo. Concentrati Jacopo!
Chiamo i ragazzi ma non parlo, ci guardiamo in faccia e prendiamo fiato, poi il pilone si avvicina e con calma mi chiede.
“Merlo sei pronto a volare?”
“Prontissimo.”
Qualche minuto dopo mi lancia più alto di tutti e rubo la palla. Nella discesa si forma la ruck che avanza verso la linea di meta. Ho mani che mi afferrano per strapparmi l’ovale dalle mani. Ho braccia che mi proteggono, urla chi spinge, urla chi contrasta, urlo io che voglio resistere, passo finalmente la palla al mio compagno nel momento esatto in cui l’arbitro fischia la fine. Ce l’abbiamo fatta abbiamo vinto.
Il pubblico esplode in un boato festante. Entrano tutti in campo, il nostro mediano mi salta addosso e mi abbraccia. Non capisco più nulla sono solo maledettamente felice, non poteva essere più bello di così. Ultima partita da giocatore con vittoria e promozione.
È una giornata bellissima, è maggio, c’è il sole ma non fa troppo caldo. Possiamo festeggiare tutta la notte.
Suona la sveglia, apro gli occhi. La mia ultima partita da giocatore, un bel ricordo.
“Guarda che faccia rilassata. È andata bene ieri sera?”
Serena mi viene incontro col caffè, è stranamente gentile stamattina.
“Anche la tua mi sembra.”
“Non puoi capire quanto. Ho conosciuto una ragazza ieri sera. Abbiamo parlato tutta la serata e poi siamo finite a casa sua. È stato.”
“Travolgente.” Finisco la frase per lei.
“Esatto! Anche la tua è andata così?”
“Sì, decisamente così. Anzi forse anche meglio.”
“Meglio? Che cazzo è successo ieri sera?” La mia amica è sconvolta.
“Ho passato una serata fantastica, con una donna fantastica che fa del sesso fantastico.”
“Cioè, spiegami, ieri l’hai conosciuta e ci sei andato a letto la stessa sera? Sei posseduto o cosa? Tu non fai queste cose. Tu sei raziocinio, controllo, monotonia e noia. Tu sei posseduto sicuramente da qualche entità aliena!”
“Vai in mona va! Tu e gli alieni. No Sere, è peggio di così. Non è una donna qualunque, è la nostra consulente. È fantastica e per la prima volta mi si è scaldato il cuore.”
“Gesùmmariasantissima. Ma questo è un miracolo!”
“Non conosco i miracoli, ma conosco come mi sento.”
“E come ti senti?”
“Decisamente rigenerato, anche se non so come fare con tutto il mio contorno. Lo sai ho dei doveri.”
“Ma vai in culo, te e i tuoi doveri! Il medio evo è finito da un po’ e tu non devi niente a nessuno se non a te stesso – provo ad obiettare ma Serena mi blocca – no, ascoltami bene, è una vita che fai solo quello che gli altri vogliono che tu faccia. Hai accontentato i tuoi con il rugby, con l’università e con tutto quello che hai fatto finora. Almeno la tua vita amorosa potresti vivertela come ti pare.”
“Lo sai che non è così semplice. Io e Alessia stiamo insieme da un po’, le nostre famiglie si conoscono bene.”
“Devi starci insieme se ne sei innamorato non per un accordo di pacifica convivenza. Guarda la tua faccia stamattina. Una faccia così con lei non ce l’hai mai avuta.”
“Ecco, infatti, sarà bene che me la tolga perché arriva stasera.”
Serena sbuffa.
“Quella sta sempre in mezzo alle palle.”
“Così non mi aiuti. Resterà qualche giorno e domani abbiamo la presentazione alla squadra della nostra nuova consulente. E verrà con me alla presentazione.”
“Niente panico, se vuoi la tramortisco, la drogo e le faccio dimenticare tutto.” E ride, anzi ridiamo insieme.
“Niente di tutto ciò. Va bene così, è successo, è stato bellissimo, ma non dovrà più accadere. Non credo di poter reggere ancora tutte queste emozioni. Non sono preparato.”
“Dimmi la verità.”
“Non sono preparato, sono spaventato. Mi sento vulnerabile e scoperto, per la prima volta qualcuno è riuscito a incrinare il mio scudo protettivo. E questo mi spaventa moltissimo. Lo sai, la sola persona che ci era riuscita è mia nonna e l’ho persa in un modo brutale.”
“Sì, è vero, ma all’epoca eri giovane e solo. Adesso sei meno solo ed hai me. Stai in una botte di ferro amico mio.” E mi dà una pacca sulla spalla.
La guardo e sorrido, vorrei abbracciarla e dirle grazie, ma non sarebbe il mio stile. Quella era mia nonna, la sola donna con la quale non ho mai avuto vergogna di mostrarmi per come sono. E la sola donna che mi abbia accettato senza compromessi.
Proprio come ha fatto Rossella.
What's Your Reaction?
Cos’è un condominio mentale? Un gran casino. Tutti noi sappiamo cosa sia un condominio, ma cosa succede quando una moltitudine di personalità occupa abusivamente la tua mente?


