Cos’è un condominio mentale? Un gran casino. Tutti noi sappiamo…
Spesso mi chiedono dove io trovi ispirazione per quello che scrivo.
Premesso che tenere a bada una moltitudine di personalità diverse e perennemente in lite tra loro è una continua fonte di ispirazione, però diciamo che la base solida sono le mie vicissitudini quotidiane. Che forse non vi interessano ma delle quali vi parlerò lo stesso.
Non di tutte, solo di una. Giusto per farvi capire.
Tra le varie sciagure della scorsa estate c’è stato un picco di caldo infernale a fine luglio. Faceva talmente caldo che durante il giorno non si vedeva volare neanche un passerotto. Pure i poveri pennuti stavano rintanati da qualche parte all’ombra.
L’unico volatile deficiente è passato da casa mia.
Infatti, un bel pomeriggio, mentre ero in bagno sento un rumore strano provenire dal salotto, un fruscio, qualcosa di strusciante, come se ci fosse qualcuno a sventolare qualcosa.
Ci risiamo, alla signora del terzo piano è sicuramente caduto qualcosa sul mio balcone. Questa è la versione edulcorata del mio pensiero.
Quindi con la pacatezza che mi contraddistingue e con le movenze di un rinoceronte coi pattini da ghiaccio mi muovo verso la terrazza.
Esco dal bagno, infilo il corridoio che affaccia sul salotto puntando la cucina, quando una macchia scura, forse un’ombra, di forma non ben definitiva mi arriva addosso. Caccio un urlo e raggiungo l’altra stanza con un balzo da record olimpico di salto in lungo.
Mi fermo, mi volto e davanti a me, poggiata tranquillamente sullo scaffale alto della libreria sopra la televisione, vedo una gazza ladra.
Sì, quei pennuti dalla livrea bianconera con piumaggi bluastri, testa ed occhi neri, becco lungo e capino roteante tipo esorcista.
Mi precipito urlante in terrazza per chiamare quell’anima santa di Johnny che era in garage a fare uno dei suoi soliti lavori.
Sentendo le mie urla, alza la testa e commenta serafico:
“Amore però devi fare qualcosa per questa tua fobia delle cavallette.”
Vi spiego, io non ho paura, ho il terrore delle cavallette che mi porta a compiere azioni all’apparenza senza senso, come scappare urlando, appunto.
“VIENI SU SUBITO!” Urlo tra l’isterico e lo spaventato. Roba che Munch scansati proprio.
Comunque, devo essere stata convincente perché Johnny ha mollato tutto ed è venuto su e appena ha visto la nuova inquilina di casa ha sentenziato.
“Ok, ora capisco.”
“Non le fare male.” Ordino io dalla mia postazione tattica di difesa dietro l’attaccapanni.
“È più facile che lo faccia lei – avevamo stabilito d’intesa che fosse femmina – a me. Non so se hai notato il becco.”
“Sì, ma poverina è spaventata.” Come me che, infatti, non mi avvicino.
E siccome la poverina, oltre ad essere spaventata era anche abbastanza rincoglionita dal caldo non ci pensava proprio ad andarsene. A me onestamente era venuto in mente di darle da bere, tipo barista “Il solito cara?” un pit-stop e via. Ma il problema vero, in quanto animale volante, era la fastidiosa abitudine di questi esserini a scachicchiare in ogni dove. Primo fra tutti sopra la mia libreria.
Così Johnny, armato di guanti protettivi e ben due scope ha iniziato gentilmente ad indicarle la via di uscita, ovvero la stessa finestra dalla quale era entrata poco prima. Ma la nuova arrivata non si è dimostrata affatto collaborativa.
Io, invece, mossa da uno scrupolo di coscienza misto a senso di colpa, mi sono messa a chiamare la qualunque, iniziando dalla forestale.
“Buonasera – era pomeriggio – senta io ho una gazza ladra in casa. Sì, viva, no, non è mia è entrata dalla finestra. Ma non lo so perché avrà avuto caldo.”
“Allora fra un po’ esce.”
“È una gazza, mica un gufo, non sono animali notturni e non posso ospitarla per la notte. Non è che voi, visto che siete la guardia forestale, avete delle gabbie in cui tenerla?”
“No, quella è la LIPU, chiami loro che ci sono a tutte l’ore. Ce l’ha il numero?”
“No, me lo dà? Grazie.”
Ovviamente non rispondono.
Secondo tentativo i vigili. Che c’entrano i vigili? Quelli c’entrano sempre, con un fischio in bocca ed un blocchetto di pagine rosa su cui, normalmente, scribacchiano qualcosa che te dopo devi pagare e zitto. Sicché se lo meritano.
“Pronto Polizia Municipale, buonasera. Senta io lo so che non è vostra competenza, ma ho una gazza in salotto – silenzio – e non so come farla uscire. Non vorrei ferirla, magari è spaventata. Sì, un po’ anch’io, se mi potesse aiutare le sarei molto grata. Sì, ho già chiamato la forestale ma inutilmente. Eh, lo so, che ci vogliamo fare? Ah, la LIPU, ma non rispondono. Saranno a salvare un Panda? No, quello è il WWF. Vabbè riprovo grazie.” Sai dove te lo cacciamo il fischio la prossima volta? Condomine per favore già la situazione è delicata.
“Johnny come va?” E mentre mi affaccio in salotto il simpatico volatile pensa bene di cambiare sponda della stanza con un volo radente capello. Altro urlo mio e corsa agli armamenti delle mie inquiline mentali che si schierano a favore della caccia.
Ma durante questa rivoluzione cerebrale ecco l’illuminazione. I pompieri! Loro hanno sempre la soluzione. Ed ogni scusa è buona per chiamarli. Condomine vi siete calmate?
“Pronto? Buonasera, mi scusi so che non è vostra competenza, no, no, non sta andando a fuoco niente. Senta io ho una gazza in salotto. Sì, l’uccello, cioè il volatile, l’animale, zitte voi non ridete. Comunque, sto cercando qualcuno che mi aiuti a farla uscire senza farle del male. Mi dispiacerebbe. Amore, attento con la scopa, povero uccello, voglio morire. Non rida e mi aiuti e non mi dica anche lei della LIPU che non mi rispondono. No, non gli ho mandato un uozzap, vorrei che questa bestia uscisse prima di cena. Sta ancora ridendo.”
E mentre Johnny inizia ad arrabbiarsi, il pompiere di sbellica dalle risate, io vorrei sprofondare sottoterra e le mie inquiline mentali mi prendono bellamente in giro, sta povera bestia vola fuori per disperazione.
“Ecco è uscita. Grazie!”
“Che c’entra lui ho fatto tutto io.”
“Hai ragione.”
“Signora chiuda tutte le finestre sennò quella torna.”
“Ecco mi ci manca l’ansia da intrusione volatile – certo anche te amore fai delle figure – Si è cappottato dalle risate.”
“Ci credo.”
“Dov’è il pennuto?”
“È volata via.”
“Dopo il delfino curioso e i cavallo goloso, la gazza invadente.”
Morale, scegliete sempre un compagno di vita che sappia allontanare gli uccelli molesti con calma, dignità e classe.
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Cos’è un condominio mentale? Un gran casino. Tutti noi sappiamo cosa sia un condominio, ma cosa succede quando una moltitudine di personalità occupa abusivamente la tua mente?


